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Dichiarazione attribuibile all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi sulla situazione nella regione del Tigray in Etiopia

12 Dic 2020

Rifugiati etiopi in fuga dagli scontri nella regione settentrionale del Tigray attraversano il confine con Hamdayet, in Sudan. © UNHCR/Hazim Elhag

Sono profondamente allarmato per la sicurezza e il benessere dei rifugiati eritrei in Etiopia coinvolti nel conflitto nella regione del Tigray.

Per oltre un mese, l’UNHCR e i partner umanitari non hanno avuto accesso ai quattro campi di rifugiati eritrei all’interno del Tigray, una situazione che sta mettendo a rischio la sicurezza e la sopravvivenza dei rifugiati.

Il governo etiope ha dichiarato che garantirà all’ONU e ai suoi partner l’accesso umanitario alla regione del Tigray. L’accordo firmato è un primo passo, ma deve essere attuato in modo da garantire l’accesso sicuro e senza ostacoli agli operatori umanitari secondo i principi di neutralità e imparzialità. Tale accesso è urgentemente necessario per poter fornire l’assistenza disperatamente necessaria ai rifugiati e ad altre popolazioni vulnerabili.

Nell’ultimo mese abbiamo ricevuto un numero enorme di notizie inquietanti che riportano di rifugiati eritrei in Tigray uccisi, rapiti e rimpatriati con la forza in Eritrea. Se fossero confermate, queste azioni costituirebbero una grave violazione del diritto internazionale.

L’Etiopia ha una lunga tradizione di accoglienza e di ospitalità nei confronti delle persone costrette a fuggire. Esorto vivamente il governo etiope a continuare a rispettare le proprie responsabilità nei confronti dei rifugiati ai sensi del diritto internazionale e a garantire la protezione e la sicurezza di tutti i rifugiati nel Paese.

Per trovare sicurezza e mezzi di sussistenza di base, molti rifugiati eritrei stanno fuggendo dai campi sia all’interno del Tigray che in altre regioni dell’Etiopia. Abbiamo incontrato alcuni rifugiati che sono riusciti a raggiungere Addis Abeba. È fondamentale che i rifugiati eritrei possano spostarsi in luoghi sicuri e ricevere protezione e assistenza ovunque possibile, anche al di fuori del Tigray, visti gli eventi traumatici di cui riferiscono di essere stati testimoni o a cui sarebbero sopravvissuti. Rimaniamo impegnati a sostenere e a lavorare con il governo etiope in tal senso.

Nel frattempo, il governo e il popolo del Sudan hanno generosamente accolto i quasi 50.000 rifugiati etiopi che hanno cercato sicurezza nel loro Paese dall’inizio del conflitto. L’UNHCR e i suoi partner si sono uniti al governo per fornire assistenza salvavita alle persone che arrivano esauste, spesso in seguito a viaggi pericolosi per riuscire a raggiungere il confine. Chiedo alla comunità internazionale di incrementare il sostegno alla risposta umanitaria.

I rifugiati etiopi in Sudan hanno espresso il desiderio di tornare a casa e ricostruire le loro vite, ma solo quando la loro sicurezza sarà garantita. L’UNHCR è pronta a dare pieno sostegno ai rifugiati nel momento in cui essi esprimono la decisione libera e consapevole di ritornare.

Ogni ritorno deve essere sicuro, volontario e dignitoso e deve avvenire in linea con i principi consolidati sul rimpatrio volontario.

FINE

 

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