L’UNHCR esorta a dare priorità alla salute mentale nella risposta al coronavirus

La diffusione del coronavirus sta causando gravi danni alla salute mentale di rifugiati, sfollati e apolidi. Lo ha reso noto oggi l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati. “Gli effetti del COVID-19, oltre a causare una crisi sul piano della salute fisica, stanno provocando ora una crisi anche sul […]

La diffusione del coronavirus sta causando gravi danni alla salute mentale di rifugiati, sfollati e apolidi. Lo ha reso noto oggi l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati.
“Gli effetti del COVID-19, oltre a causare una crisi sul piano della salute fisica, stanno provocando ora una crisi anche sul piano della salute mentale. Se, da un lato, pur essendo stati esposti a violenze e persecuzioni in prima persona, molti rifugiati e sfollati interni dimostrano di essere straordinariamente resilienti e capaci di andare avanti, dall’altro le loro capacità di risposta sono ora messe a durissima prova”, ha dichiarato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi.
“Stiamo registrando crescenti problemi legati alla salute mentale tra le persone sfollate. Il timore di contagio, le misure di confinamento e isolamento, lo stigma, la discriminazione, la perdita dei mezzi di sostentamento e le incertezze sul futuro sono tutti fattori significativi”.
Considerati i diffusi danni socio-economici inflitti dalla pandemia, l’UNHCR esprime particolare apprensione in merito al rischio che per molti rifugiati la perdita del reddito e dei mezzi di sostentamento quotidiani possano causare disagio sul piano psicosociale. Genera profonda preoccupazione  la registrazione di casi di autolesionismo dovuti a tali pressioni.
Per quanto riguarda i rifugiati che in precedenza trovavano una forma di sostegno psicosociale nell’interazione comunitaria, nei ritrovi sociali e nell’osservanza di rituali religiosi, le misure di distanziamento sociale e le restrizioni alla mobilità ora ne condizionano la capacità di gestire lo stress emotivo.
Se le conseguenze della pandemia stanno determinando o aggravando condizioni di salute mentale preesistenti, a loro volta, anche le misure adottate per contenere la diffusione del virus stanno condizionando la possibilità di garantire assistenza. Assicurare sostegno e cure per la salute mentale diviene più difficile durante la fase di confinamento e di restrizioni agli spostamenti: la disponibilità di personale può ridursi, i rifugiati spesso non possono raggiungere i servizi richiesti, e molte attività di gruppo che si tengono in presenza sono state cancellate.
“La stragrande maggioranza – l’84 per cento – dei rifugiati presenti su scala mondiale è accolta in regioni in via di sviluppo dove l’accesso ai servizi di salute mentale di qualità era già fortemente limitato anche prima dello scoppio della pandemia. In questa congiuntura così devastante, durante la quale il coronavirus sta causando enormi sofferenze fisiche e mentali, il bisogno di investire nell’erogazione continua di servizi per la salute, inclusa la salute mentale, e di assicurare che tutti possano accedervi, è divenuto evidente e di vitale importanza come mai prima”, ha dichiarato Filippo Grandi.
Nell’intento di assicurare continuità ai servizi di salute mentale e sostegno psicosociale rivolti a rifugiati e sfollati, l’UNHCR sta intensificando le misure e adeguando le modalità di intervento ovunque possibile.
Attualmente, alcuni servizi di salute mentale sono erogati a distanza, anche mediante assistenza telefonica multilingue o sessioni terapeutiche online. Ai pazienti che presentano casi di salute mentale gravi e complessi, le cure sono assicurate con modalità sicure grazie al sostegno da remoto o diretto, anche tramite visite a domicilio. Inoltre, sono garantite forniture di farmaci a beneficio delle persone che devono continuare le terapie durante la fase di confinamento.
Laddove possibile, inoltre, l’UNHCR sta cercando di rafforzare la capacità di assistenza delle reti di protezione comunitaria preesistenti e di erogare sessioni formative in materia di primo soccorso psicosociale per il personale sanitario di base, i responsabili della gestione dei campi di accoglienza, i volontari delle unità mobili impegnate nelle comunità e gli operatori dell’assistenza telefonica.
In alcune località, i volontari già mobilitati sul territorio nell’ambito delle operazioni di prevenzione e risposta al COVID-19 stanno inoltre promuovendo campagne di sensibilizzazione rivolte a rifugiati e sfollati interni in merito ai rischi per la salute mentale e alle strategie di risposta.
L’UNHCR rilancia l’appello delle Nazioni Unite e chiede sostegno continuo affinché si possano garantire con urgenza la disponibilità e la continuità dei servizi di salute mentale e psicosociale rivolti ai rifugiati e agli sfollati. Questi servizi devono essere considerati “essenziali” e rientrare nei piani nazionali di risposta al COVID-19.
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