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UNHCR e partner chiedono con urgenza 156 milioni di dollari per sostenere i rifugiati in fuga dalla crisi del Tigray, in Etiopia

L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, insieme a 30 partner umanitari, lancia oggi un appello urgente per la raccolta di 156 milioni di dollari. I fondi richiesti sono necessari per rispondere alle più pressanti esigenze umanitarie dei rifugiati etiopi in fuga dal conflitto in corso nel Tigrè durante tutta la prima metà del 2021.

22 Dic 2020

Rifugiati etiopi in attesa di essere trasferiti in un centro di accoglienza di confine a Hamdayet, Sudan, novembre 2020. © UNHCR/Will Swanson

L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, insieme a 30 partner umanitari, lancia oggi un appello urgente per la raccolta di 156 milioni di dollari. I fondi richiesti sono necessari per rispondere alle più pressanti esigenze umanitarie dei rifugiati etiopi in fuga dal conflitto in corso nel Tigray durante tutta la prima metà del 2021.

L’appello, inoltre, rafforzerà le attività di preparazione volte ad assicurare accoglienza ai rifugiati in arrivo in altri Paesi della regione in caso di movimenti ulteriori. Nell’arco delle ultime sei settimane, sono stati oltre 52.000 i rifugiati che dal Tigray hanno trovato riparo nel Sudan orientale. Nonostante il numero di arrivi recentemente sia calato a circa 500 persone al giorno, le agenzie umanitarie continuano a far fronte a un’emergenza umanitaria di vasta portata in un’area estremamente remota che non faceva registrare un afflusso di rifugiati tanto imponente da decenni.

Il Piano regionale di preparazione e risposta alla crisi di rifugiati in corso in Etiopia (Tigray) copre il periodo da novembre 2020 alla fine di giugno 2021, e permetterà di assicurare assistenza a 115.000 rifugiati e 22.000 membri delle comunità di accoglienza. Il Piano mira a supportare i governi di Sudan, Gibuti ed Eritrea nelle attività volte a mantenere e agevolare l’accesso all’asilo e ad assicurare assistenza vitale a quanti sono stati costretti a fuggire.

I finanziamenti consentiranno di implementare attività di importanza fondamentale, tra cui quelle di registrazione e di rilascio di documenti, assicurando la natura civile dell’asilo, la decongestione dei siti a ridosso delle frontiere e il trasferimento dei rifugiati presso nuovi insediamenti. Altre priorità prevedono che siano assicurati cibo, assistenza sanitaria e istruzione, e supporto ai gruppi portatori di esigenze particolari, quali donne e bambine a rischio, minori non accompagnati, persone con disabilità e anziani. L’appello, infine, copre i costi per l’allestimento di alloggi e la distribuzione di articoli essenziali per le famiglie dei rifugiati, nonché il supporto alle attività di sostentamento a beneficio di rifugiati e comunità di accoglienza.

Nel Sudan orientale, dal 14 novembre a oggi, oltre 20.000 rifugiati sono stati trasferiti dalle aree di frontiera al campo di Um Rakuba, situato a circa 75 km dalla città di Gadaref. Dato che la capienza massima di questo sito sta per essere raggiunta, l’UNHCR e i partner avvieranno la settimana prossima i lavori preparatori presso una nuova area ubicata ancor più nell’entroterra, a 136 km da Gadaref.

Attualmente, numerosi rifugiati rimangono in situazioni caratterizzate da sovraffollamento e assenza di strutture adeguate, e si continua a registrare carenza di farmaci e di scorte di altri beni. L’Agenzia ha registrato un elevatissimo numero di richieste di rintraccio e di ricongiungimento familiari, istruzione e spazi per bambini, e programmi nutrizionali.

Ad oggi, UNHCR e partner hanno raccolto solo il 30 per cento (46 milioni di dollari) dei fondi richiesti per assicurare le attività di risposta in corso. Le agenzie impegnate in tali attività esprimono gratitudine per i contributi elargiti da governi e sostenitori del settore privato, che, insieme all’erogazione di contributi non stanziati, hanno consentito di assicurare una risposta rapida alle esigenze iniziali. I partner rivolgono un appello affinché siano elargiti con urgenza ulteriori contributi per rispondere alle incommensurabili esigenze rilevate nel Sudan orientale e implementare integralmente le attività di preparazione in tutta la regione.

 

Per maggiori informazioni:

  • In Sudan, Giulia Raffaelli, [email protected]   +249 91 216 7016
  • In Etiopia, Chris Melzer, [email protected]  +251 97 819 9207
  • A New York, Kathryn Mahoney, [email protected]  +1 347 443 7646
  • A Ginevra, Andrej Mahecic, [email protected]  +41 79 642 9709

 

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