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Dopo anni di esilio i rifugiati centrafricani tornano a casa

5 Dic 2019

 
Nelle ultime due settimane 1.400 rifugiati centrafricani sono tornati a casa dall’esilio nella Repubblica Democratica del Congo.

Di Don Murray a Bangui, Repubblica Centrafricana | 03 dicembre 2019

Nessun viaggio in barca è mai stato gioioso quanto questo. I passeggeri hanno cantato allegramente dal momento in cui la barca ha lasciato il molo nella Repubblica Democratica del Congo,  attraversando il fiume Oubangui verso la Repubblica Centrafricana.
I passeggeri erano tutti rifugiati, e 200 di loro non tornavano a casa da sei anni. Erano fuggiti dalle violenze e dai conflitti civili scoppiati nel 2013.

Grazie a un accordo di rimpatrio volontario firmato a luglio tra i governi dei due paesi e l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, stavano tornando a casa.
Cantavano canzoni di ringraziamento e di speranza: “Addio RDC, grazie UNHCR… Repubblica Centrafricana, il mio bel paese”.
“Mi sento molto bene”, dice Marie Josephat Bemba, 51 anni. Insieme alla sua famiglia di cinque persone, è diventata una rifugiata nel 2013. “E sono orgogliosa. Il mio cuore si riempie di gioia all’idea di tornare nel mio paese”.

“Sono orgogliosa. Il mio cuore si riempie di gioia all’idea di tornare nel mio paese”.

I rifugiati sono stati accolti nel porto di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana, dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi.
Questo è stato il quarto rimpatrio volontario nelle ultime due settimane, attraverso cui 1.400 rifugiati sono tornati a casa dall’esilio nella Repubblica Democratica del Congo.
Grandi ha parlato di gioia condivisa, perché, ha detto, calpestando il suolo del loro paese hanno smesso di essere rifugiati. “Questo è l’obiettivo dell’UNHCR. Il loro ritorno è sia un segno di fiducia che un segno di coraggio”.
Ma Grandi ha invitato tutti ad essere realistici.
“Ora vediamo i rifugiati di ritorno a casa, ma dobbiamo ricordare che in questo momento ci sono ancora molti sfollati interni in questo paese, e anche loro meritano il nostro aiuto”, ha detto.

“Dobbiamo ricordare che in questo momento ci sono ancora molti sfollati interni in questo paese, e anche loro meritano il nostro aiuto”.

“Ci sono centinaia di migliaia di rifugiati anche dall’altra parte di questo fiume, così come nella Repubblica del Congo, in Camerun, in Ciad e in altri paesi che continuano ad aver bisogno di una soluzione duratura”.

Si stima che ci siano più di 600.000 rifugiati centrafricani e almeno 600.000 sfollati interni, e questo in un paese di poco meno di 4,7 milioni di persone. Ciò significa che più di un quarto della popolazione ha abbandonato le proprie case e città, e la maggior parte delle persone in fuga sono donne e bambini.
Negli ultimi tre anni, l’UNHCR ha aiutato 13.500 persone a tornare a casa e si stima che 127.000 siano tornate spontaneamente.
“Siamo tornati per aiutare il paese”, dice Reno Mauwina. È un ingegnere edile e con la sua famiglia di sette persone è fuggito dai disordini civili intorno a Bangui nel 2013. Due dei suoi figli sono nati in esilio.
“Il governo deve ora lavorare per integrarci nei diversi settori a cui possiamo contribuire”.
I rifugiati che tornano a casa viene garantito il trasporto e un pacchetto di aiuti per il rimpatrio che comprende razioni alimentari per tre mesi, contanti e generi di prima necessità per aiutarli a ricominciare le loro vite una volta tornati a casa.
La felicità di Mauwina è limitata dalla preoccupazione. “Il mio timore è che la situazione che ha turbato il paese possa ripetersi di nuovo. Non avremmo la forza di affrontarla di nuovo. Speriamo che i nostri figli siano tornati in un’atmosfera di pace”.

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