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Le storie della buonanotte per i bambini rifugiati in isolamento

24 Apr 2020

Dei volontari in Spagna stanno registrando storie della buonanotte da condividere con i bambini nei centri di accoglienza tramite WhatsApp attraverso un progetto sostenuto dall’UNHCR.

Di Maria Jesus Vega a Madrid | 23 aprile 2020

La vita in isolamento per il COVID-19 è difficile per tutti, ma per Rosalina, richiedente asilo venezuelana, lo è particolarmente. Lei e i suoi tre figli di 8, 12 e 14 anni condividono una stanza singola in un centro di accoglienza di Madrid. Per lei è difficile tenerli occupati e intrattenerli.
“Non è facile tenere i bambini confinati in una stanza, ma sanno che questo serve a proteggere la loro salute e quella degli altri”, ha detto Rosalina, 35 anni.
Ogni sera, però, arriva un dono che le rende la vita più facile. Riceve un messaggio WhatsApp contenente una storia per i bambini.
I volontari si registrano mentre leggono favole e altre storie e le sottopongono all’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Dopo averle esaminate, l’UNHCR le inoltra agli operatori dei centri di accoglienza, che ospitano temporaneamente genitori e bambini in cerca di asilo.

Da quando il progetto è iniziato a marzo, i volontari dai cinque agli 87 anni hanno registrato più di 100 storie. Alcuni hanno registrato e condiviso anche video, mostrando trucchi di magia, insegnando origami, cantando canzoni e esibendosi come clown.
L’idea è nata dai lavoratori del centro di accoglienza di Vallecas, nella periferia di Madrid. Hanno parlato con l’UNHCR e la cosa è cresciuta spontaneamente man mano che sempre più persone si sono fatte coinvolgere e hanno sparso la voce.

“Queste storie sono come amici invisibili per i miei figli”.

Rosalina è particolarmente grata per l’iniziativa perché le sale della biblioteca e della televisione del centro in cui si trova, gestite dal Ministero per l’inclusione, l’immigrazione e l’assistenza sociale, sono temporaneamente chiuse per garantire l’allontanamento fisico durante la crisi.
“Le persone che registrano queste storie sono come amici invisibili per i miei figli. Ascoltiamo una storia ogni sera e li aiuta ad addormentarsi”, ha detto.
Manuel, 22 anni, legge storie come volontario per il progetto. Vive a Madrid e ha studiato economia, anche se gli piace soprattutto la recitazione e il teatro. Quando ha saputo del progetto da un amico dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha voluto contribuire.
Anche Sonia, 10 anni, legge storie scegliendole tra i suoi libri preferiti e registrandole con l’aiuto dei suoi genitori. Ha anche convinto altri familiari, amici di scuola e vicini di casa a partecipare.
“Non so quali potrebbero piacere di più a loro, perché non conosco questi bambini, ma sono felice di pensare che siano entusiasti”.
Le storie sono più di un semplice intrattenimento. Aiutano anche i bambini rifugiati a capire la cultura spagnola e ad imparare la lingua. Rafforzano legami di solidarietà che possono durare anni.
“Quando questa situazione finirà, forse un giorno potremo incontrarli e ringraziarli per l’attenzione che hanno avuto per noi”, ha detto Rosalina.

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