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Migliaia di persone costrette a fuggire nella Repubblica Democratica del Congo

15 Nov 2019

Migliaia di persone sono state costrette a fuggire nelle province dell’Ituri e del Nord Kivu della Repubblica Democratica del Congo a causa del conflitto che dura da sei mesi.

di Fabien Faivre e Carlinda Lopes a Drodro, Repubblica Democratica del Congo | 12 novembre 2019

A giugno, uomini armati hanno attaccato il villaggio di Francine nella provincia dell’Ituri in Congo. È fuggita con il marito, due figli e due nipoti dopo che sua sorella è stata uccisa.
“Sono fuggita con la mia famiglia durante la notte. Non sapevamo dove stavamo andando, ma almeno siamo riusciti a salvarci la vita”, dice.
Francine è arrivata a Drodro, dove ha trovato rifugio in una vecchia chiesa trasformata in un grande dormitorio con altre 740 famiglie. La chiesa era affollata, e le famiglie a volte dovevano dormire all’aperto.
In seguito è stata trasferita in un grande centro temporaneo. “Ora mi sento più sicura perché ho più privacy e un po’ di comfort”, dice la ventiquattrenne.
Per sei mesi i gruppi armati hanno commesso assassinii, stupri e rapimenti in questa parte del Congo orientale, costringendo oltre 300.000 persone a fuggire dalle loro case.

Le comunità locali sono accoglienti, ma gli ospedali e le scuole sono al limite delle loro capacità. A Drodro negli ultimi mesi sono arrivati circa 16.000 sfollati interni, soprattutto donne e bambini.

“Sono arrivati la mattina presto, causando il panico, e siamo fuggiti tutti in direzioni diverse”.

Come Francine, anche Denise, 22 anni, è fuggita dal suo villaggio a giugno, quando degli uomini armati l’hanno attaccato.
“Sono arrivati la mattina presto, causando il panico, e siamo fuggiti tutti in direzioni diverse”, ricorda. “Da allora, non ho più notizie da mio marito e dalla mia famiglia”.
Prega ogni giorno che siano al sicuro. Era incinta prima di fuggire, e ha dato alla luce il bambino che portava in grembo in un rifugio di fortuna. Ha deciso di chiamare suo figlio Chance – ‘fortuna’ in inglese. In seguito, si è trasferita in un rifugio comunale allestito dall’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati.
L’UNHCR ha espresso allarme per le terribili condizioni di vita degli sfollati interni nella Repubblica Democratica del Congo e ha intensificato la sua risposta alla crescente crisi costruendo rifugi di emergenza per aiutare le persone a stare al sicuro. Sono stati distribuiti anche articoli essenziali come coperte, sapone da bucato e taniche, e le donne e le ragazze ricevono anche articoli sanitari per l’igiene personale.
L’UNHCR ha bisogno di 150 milioni di dollari per rispondere alle necessità dei rifugiati e degli sfollati interni nella Repubblica Democratica del Congo quest’anno, ma finora è stato ricevuto solo il 57% dei finanziamenti necessari. La carenza di fondi sta compromettendo gravemente la capacità delle persone in fuga di soddisfare i propri bisogni di base e i loro sforzi per essere autosufficienti.
Sendralahatra Rakontondradradalo, operatore dell’UNHCR, ha assistito alle terribili condizioni in cui sono arrivate le persone a Drodro, senza portare nulla con sè.

“Migliaia di sfollati vogliono tornare a casa, ma devono aspettare che la situazione sia più sicura”.

Condizioni inadeguate espongono le persone a molestie, aggressioni e sfruttamento.
“Ho sentito di alcune ragazze e donne costrette a offrire prestazioni sessuali per sopravvivere (survival sex), per sfamare se stesse e le loro famiglie. I luoghi sovraffollati hanno una privacy limitata, aumentando il rischio”, ha detto.
Liz Ahua, Rappresentante dell’UNHCR nel paese, ha detto che il numero degli sfollati interni sta aumentando.
“Migliaia di sfollati vogliono tornare a casa ma devono aspettare che la situazione sia più sicura”, ha detto.
Per donare: https://dona.unhcr.it/campagna/dalla-parte-dei-rifugiati/

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