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Una game designer ucraina in erba trova l’ispirazione in Romania

Lontana dai suoi amici e a centinaia di chilometri da casa, Kate sogna nuovi legami. Ma, con l’incertezza della guerra in Ucraina, i suoi sogni hanno preso una nuova forma.

Di Roger Burks a Bucarest, Romania  |  22 Lug 2022

Kate, una rifugiata ucraina di 17 anni proveniente da Kiev, con alcuni dei suoi disegni in un parco di Bucarest, in Romania. © UNHCR/Andrew McConnell

Prima di essere costretta a fuggire in Romania insieme alla madre e al fratello minore, la diciassettenne Kate era una studentessa presso l’Accademia d’arte e design di Kiev. I suoi studi si concentravano sull’uso dell’arte e del design per creare giochi interattivi.


Oggi, anche la maggior parte dei suoi compagni di classe sono rifugiati, sparsi per l’Europa, e per lei il concetto di esperienza di gioco condivisa è più importante che mai. Mentre gioca online con i suoi amici, prende nota dei personaggi, dei concetti, dei progetti e degli scenari che ispirano un gioco coinvolgente e connesso.

“I progetti vengono dalla mia testa e alcune scene vengono dal mio cuore”, spiega. “Voglio che le persone comunichino [bene], che abbiano buone interazioni. Quindi, è stato bello creare dei giochi in cui le persone possono giocare insieme”.

Sebbene la sua famiglia abbia trovato sicurezza a Bucarest, la capitale della Romania, Kate si sente molto sola. Si è sentita separata dalla comunità di artisti di cui faceva parte, e la guerra ha influenzato il suo modo di vivere l’arte.

“Ho visto un’opera d’arte. C’era [una] città distrutta e fantasmi di persone e bambini vicino a un razzo”, ricorda. “Era a Mariupol e – oh, è così triste e doloroso guardarla”.

Per Kate e la sua famiglia, l’arte riflette la loro esperienza.

“Mamma non voleva andarsene da casa perché i nostri nonni sono lì e suo marito è lì, ma dopo i bombardamenti abbiamo deciso di partire”, racconta. “Siamo stati [in viaggio] per tre giorni”.

La famiglia di Kate è tra le centinaia di migliaia di rifugiati ucraini che hanno attraversato il confine con la Romania. Più di 83.000 hanno scelto di rimanere lì. L’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, e i suoi partner stanno fornendo assistenza ai rifugiati che attraversano il confine con la Romania e cercano di ritrovare un senso di normalità.

Poco dopo l’arrivo a Bucarest, la famiglia di Kate ha visitato un centro di iscrizione dell’UNHCR dove è stata registrata per ricevere assistenza economica diretta. Inoltre, il governo rumeno offre uno status di protezione temporanea ai rifugiati provenienti dall’Ucraina, che include l’accesso all’istruzione, all’assistenza sanitaria e al mercato del lavoro, e l’intera società ha aperto le braccia ai rifugiati. Circa due terzi dei rifugiati che richiedono la protezione temporanea sono donne.

Oggi, il fratello minore di Kate frequenta la scuola e sua madre è in grado di provvedere alle necessità della famiglia – inclusi del materiale per disegnare, per sostituire quello che Kate ha dovuto lasciare in Ucraina.

Gli studi universitari di Kate sono ripresi con alcune lezioni online e dei gruppi di discussione. Molti dei suoi compagni di classe sono stati costretti a fuggire dalle loro case, e si connettono da Paesi come la Polonia. Mesi dopo l’inizio della guerra, la loro comunità accademica sta riprendendo vita.

“Abbiamo chat di gruppo su ogni corso, dove ci aiutiamo a vicenda”, spiega la ragazza. “Mi vengono in mente alcune idee sui miei personaggi o sulla loro storia”.

“La Romania è di grande ispirazione per gli artisti…”.

I taccuini di Kate sono pieni di personaggi che popoleranno i suoi giochi e di scenari che formeranno il mondo intorno a loro. La creatività le viene anche dal Paese in cui la sua famiglia ha trovato rifugio.

“La Romania è di grande ispirazione per gli artisti come me”, afferma entusiasta. “Qui sta già fiorendo tutto. Gli alberi e i paesaggi sono così belli. E io lo adoro”.

Sebbene la visione e le aspirazioni di Kate siano state influenzate dalla sua esperienza come rifugiata, il suo desiderio più grande rimane tornare a casa.

“Voglio vivere. Mi piace la mia vita. Voglio continuare a studiare”, dice. “Speriamo di poter tornare tutti a casa nostra un giorno, e di poterla ricostruire insieme”.

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