Dal Libano, GRAZIE!
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Dal Libano, GRAZIE!
Odette Bassil, 73 anni, e suo marito vivono nel quartiere di Geitawi, vicino alla zona dell’esplosione. Sono tra coloro che hanno già ricevuto assistenza, kit di emergenza tra cui assi di legno e teli di plastica per avere un po’ di tregua dalle intemperie dopo che tutte le finestre della loro casa sono state distrutte…
Odette Bassil, 73 anni, e suo marito vivono nel quartiere di Geitawi, vicino alla zona dell’esplosione. Sono tra coloro che hanno già ricevuto assistenza, kit di emergenza tra cui assi di legno e teli di plastica per avere un po’ di tregua dalle intemperie dopo che tutte le finestre della loro casa sono state distrutte dall’esplosione.
“Non posso credere a quello che è successo.
Con tutto quello che abbiamo passato, non siamo mai stati così terrorizzati, stanchi e disperati come in questo momento, non riesco nemmeno a dormire”.
Finora, oltre 178 persone hanno perso la vita o risultano disperse nella tragedia di Beirut, mentre migliaia sono i feriti e le case di circa 300.000 residenti sono distrutte o danneggiate.
L’esplosione ha anche causato la morte di alcuni rifugiati, con 13 vittime confermate finora e 69 dispersi. Altri 224 rifugiati sono tra le migliaia di persone ferite.
Il Libano è uno degli Stati che ospita più rifugiati al mondo rispetto alla popolazione totale, con più di 900.000 rifugiati registrati dalla Siria e da altri Paesi, oltre ai rifugiati palestinesi, su una popolazione totale di meno di 7 milioni di abitanti.
Tra i feriti c’è la famiglia di Ahmad, un rifugiato di 34 anni di Al-Hasakah, nel nord-est della Siria. Sua moglie Aisha e i due giovani figli Yahya, 3 anni, e Zakariya, 2 anni, erano in una stanza della casa di Beirut dove Ahmad lavorava come custode quando c’è stata l’esplosione.
“Tutte le finestre e i vetri gli sono caduti addosso. Sono corso verso di loro. Il più piccolo era gravemente ferito, sanguinava molto. (C’erano) pozze di sangue”.
Mentre la polvere si spargeva sulla città subito dopo l’esplosione, Ahmad ha portato i figli feriti all’ospedale insieme ad Aisha. “Sono andato in strada e ho visto persone in macchina e a terra. È stata una cosa terrificante”, ha detto. “Quello che sta accadendo andava oltre ogni immaginazione. Non si sentiva nessuno a causa della pressione [dell’esplosione]. Non si sentiva nulla”.
“Quando abbiamo raggiunto [l’ospedale], la scena è stata orribile. I feriti, il sangue – era qualcosa di incredibile”, ha aggiunto Ahmad. Zakariya aveva due tagli sulla testa che hanno richiesto 25 punti di sutura, mentre Yahya aveva il naso rotto, tagli e lividi. Anche Aisha aveva lividi e un taglio profondo sulla fronte.
La famiglia si trova ora in un’altra zona della città con il cugino di Ahmad, la cui casa è rimasta intatta. Oltre alle bende e alle ferite visibili, Ahmad ha detto che i suoi figli soffrono ancora dell’impatto psicologico di quel giorno.
“I bambini sono ancora in stato di shock”, ha detto. “Dormono per cinque minuti, poi si svegliano spaventati e terrorizzati. Con il cibo è lo stesso, mio figlio ha impiegato tre giorni per mangiare di nuovo”.
“Il mio cuore ha sanguinato quando sono scesa in strada. Tutti fuori erano coperti di sangue. Nessuno era illeso”, ha aggiunto Aisha. “Auguro a tutti, libanesi e siriani, di stare al sicuro”.
Con centinaia di migliaia di case danneggiate o distrutte nell’esplosione, l’entità della distruzione e la necessaria operazione di bonifica sono immense.
Molti rifugiati che vivono a Beirut hanno aiutato e soccorso i vicini di casa libanesi.
Mohamed Khamees è un rifugiato siriano che vive in città e che si è unito ad altri rifugiati e alla gente del posto per aiutare a rimuovere i detriti dalle case e dalle strade di Gemmayzeh. Ha parlato di un senso di solidarietà tra tutti i residenti di Beirut in risposta alla tragedia, indipendentemente dalla loro origine.
“Abbiamo visto che c’era bisogno di noi, così siamo scesi tutti, mano nella mano e uniti – siriani, libanesi e palestinesi – per aiutare le persone le cui case sono state distrutte”, ha detto Mohamed, che fa parte di un gruppo che rimuove i detriti con delle pale e li porta via a mano.
“Stiamo lavorando insieme per aiutare una Beirut ferita. Siamo uniti, mano nella mano, per aiutare tutti a dissipare la nuvola di polvere che incombe sulla nostra amata Beirut”.