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BANGLADESH, UNHCR: accolti 150.000 rifugiati Rohingya negli ultimi 18 mesi

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BANGLADESH, UNHCR: accolti 150.000 rifugiati Rohingya negli ultimi 18 mesi

11 Luglio 2025
Bangladesh. L’attivista climatico Mohammed Anower dà l’esempio, combattendo l’inquinamento nel più grande campo profughi del mondo.

Rifugiati Rohingya in un campo a Cox's Bazar, Bangladesh.

L’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, e i partner umanitari si stanno mobilitando per rispondere ai bisogni di almeno 150.000 rifugiati Rohingya arrivati a Cox’s Bazar, in Bangladesh, negli ultimi 18 mesi.

Gli episodi mirati di violenza e le persecuzioni nello Stato di Rakhine, insieme al conflitto in corso in Myanmar, continuano a costringere migliaia di Rohingya a cercare protezione in Bangladesh. Questo flusso di rifugiati Rohingya verso il Bangladesh, distribuito su più mesi, rappresenta il più ampio dalla crisi del 2017, quando circa 750.000 persone fuggirono dalle violenze nel loro Stato di origine.

Il Bangladesh accoglie generosamente rifugiati Rohingya da generazioni. A Cox’s Bazar, i nuovi arrivati si uniscono a quasi un milione di rifugiati Rohingya già presenti, concentrati in appena 24 chilometri quadrati – rendendo i campi tra i luoghi più densamente popolati al mondo.

Tra i nuovi arrivati, quasi 121.000 sono stati identificati attraverso riconoscimento biometrico entro la fine di giugno, ma si stima che molti altri vivano informalmente nei campi, già sovraffollati. La stragrande maggioranza è composta da donne e bambini.

È urgente un rafforzamento del sostegno umanitario: i nuovi arrivati dipendono quasi interamente dalla solidarietà di chi già vive nei campi, mettendo ulteriormente sotto pressione risorse già estremamente limitate. Grazie all’identificazione biometrica, è stato possibile offrire servizi di base, come alimentazione, assistenza medica, istruzione e beni essenziali. Tuttavia, senza fondi immediati, anche questi interventi rischiano di interrompersi. L’accesso a ripari adeguati e ad altri bisogni fondamentali rimane insufficiente a causa della carenza di risorse.

Nell’attuale contesto di grave crisi globale di finanziamenti, i bisogni urgenti sia dei nuovi arrivati sia di chi è già presente rischiano di rimanere insoddisfatti, e i servizi essenziali per l’intera popolazione Rohingya sono a rischio collasso.

Se non verranno garantiti ulteriori fondi, l’assistenza sanitaria subirà forti interruzioni entro settembre, mentre il combustibile da cucina (GPL) terminerà. Entro dicembre, anche l’assistenza alimentare sarà sospesa. L’istruzione per circa 230.000 bambini – inclusi 63.000 tra i nuovi arrivati – è a rischio interruzione.

Nei campi si avverte già l’impatto di questi tagli. Cresce la paura di ulteriori riduzioni, alimentando un senso di disperazione e incertezza che spinge alcune persone a intraprendere pericolosi viaggi via mare verso altri Paesi, in cerca di sicurezza e di una vita più dignitosa per le proprie famiglie.

Il confine tra Bangladesh e Myanmar resta ufficialmente chiuso e sorvegliato dalle autorità di frontiera del Bangladesh. L’UNHCR e i partner umanitari esprimono gratitudine al Governo del Bangladesh per aver autorizzato l’accesso dei nuovi arrivati all’assistenza d’emergenza e ai servizi fondamentali nei campi di Cox’s Bazar. Tuttavia, dato il perdurare del conflitto in Myanmar, continuiamo a chiedere alle autorità bangladesi di garantire un accesso gestito alla protezione e all’asilo per i civili in fuga.

Nel corso degli anni, il sostegno del Bangladesh e della comunità internazionale è stato cruciale per rispondere ai bisogni primari dei rifugiati Rohingya e offrire loro protezione. Oggi, ogni aspetto dell’assistenza è compromesso dalla scarsità di fondi.

L’UNHCR e i partner umanitari invitano nuovamente la comunità internazionale a dimostrare solidarietà concreta verso il Bangladesh e gli altri Paesi della regione che accolgono rifugiati Rohingya. Fino a quando non vi saranno condizioni di pace e stabilità nello Stato di Rakhine tali da permettere un ritorno sicuro e volontario, sarà fondamentale continuare a garantire supporto per fornire assistenza salvavita a chi è stato costretto a fuggire.