Da “principiante della natura” ad attivista in prima linea nella lotta al cambiamento climatico
Da “principiante della natura” ad attivista in prima linea nella lotta al cambiamento climatico
Joshu aveva pochi contatti con la natura prima di iniziare a lavorare in una riserva naturale di 7.436 ettari in Guatemala. © UNHCR/Victor Augusto Sánchez Mejía
Ripensando alla sua vita prima di arrivare in Guatemala, Joshua* fatica a riconoscersi nella persona che era un tempo. Per lui, il simbolo di questa profonda trasformazione personale è il serpente.
“Un tempo, se vedevo un serpente, il mio istinto era ucciderlo” ricorda Joshua, che era solo un adolescente quando le minacce delle gang lo hanno costretto a lasciare il suo Paese in America Centrale e a cercare sicurezza in Guatemala. Oggi, spiega, occuparsi dei serpenti è una delle mansioni fondamentali di un lavoro che gli ha dato una visione completamente nuova della vita. Dall’inizio della pandemia di COVID-19, Joshua lavora come guardia forestale in una riserva naturale nel sud-est del Guatemala.
Grazie a una partnership con l’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, l’ONG FUNDAECO - che gestisce la riserva e oltre una dozzina di altri siti in tutto il Guatemala - dà priorità all’assunzione di persone che, come Joshua, sono state costrette a lasciare le proprie case a causa di violenze, minacce mirate o persecuzioni.
Quando ha iniziato a collaborare con FUNDAECO, Joshua aveva scarso interesse per le attività all'aria aperta e ha accettato il lavoro principalmente perché era una buona alternativa all’impiego saltuario come operaio a giornata. Come la maggior parte dei suoi colleghi rifugiati e richiedenti asilo, quasi tutti centroamericani, Joshua proveniva da una città densamente popolata.
“Ero un principiante della natura, un neofita del mondo naturale”.
Da piccolo, aveva solo contatti sporadici con la natura e, nelle rare occasioni in cui si è imbattuto in qualche animale, in genere non finiva bene per quella bestiola. Ma lavorare nella riserva FUNDAECO, un’area lussureggiante di 7.436 ettari ricoperta di maestosi alberi tropicali e ruscelli cristallini, gli ha insegnato ad apprezzare la natura e le sue creature. Ha anche scoperto una nuova e inaspettata passione: i serpenti.
“Ero un principiante della natura, un neofita del mondo naturale” racconta Joshua, 21 anni, che ora si arrabbia quando non riesce a ricordare i nomi comuni e latini di una delle tante specie che incontra nella riserva. Tra queste c’è la “rana di vetro” traslucida e a rischio di estinzione e il serpente velenoso “Mano-de-piedra”, noto anche come “vipera saltatrice”. “Quando si è in sintonia con la natura, prendersene cura è molto emozionante. La natura lo apprezza”.
Joshua aveva solo 17 anni quando è fuggito dal suo Paese con la madre e i fratelli, dopo che i membri di una gang li avevano informati che si sarebbero impossessati della loro casa. Sapendo che qualsiasi resistenza avrebbe potuto rivelarsi fatale, la famiglia è partita il mattino seguente, attraversando il confine con il Guatemala, dove viveva il padre dei fratellastri di Joshua. Non avevano altro se non i pochi vestiti che sono riusciti a infilare negli zaini prima di andarsene.
Più di 1,3 milioni di persone sono state costrette a fuggire dall’America Centrale a causa di violenze e persecuzioni. Sebbene la maggior parte di loro abbia cercato protezione al di fuori del proprio Paese, gli studi di profilazione nazionale condotti in El Salvador e Honduras indicano che entrambi i Paesi devono far fronte a migrazioni interne su larga scala.
Trovare un lavoro stabile può essere un grosso ostacolo per chi fugge, come Joshua e la sua famiglia. Senza documenti, molti sono costretti a lavorare come operai a giornata o venditori ambulanti per sbarcare il lunario nei Paesi di accoglienza. Il progetto di FUNDAECO offre a decine di rifugiati e richiedenti asilo un impiego stabile e la formazione necessaria per svolgerlo. Dall’inizio del programma nel 2020, l’organizzazione ha assunto 113 rifugiati e richiedenti asilo, provenienti per lo più da Honduras, El Salvador, Nicaragua e Cuba.
Sebbene ufficialmente la posizione di Joshua nella riserva sia quella di “addetto alla manutenzione”, le sue mansioni sono molteplici e vanno ben oltre la riparazione di sentieri e strutture. Ufficiosamente, è diventato uno dei custodi dei serpenti della riserva, occupandosi di quelli esposti nel centro visitatori e intervenendo quando quelli in libertà entrano troppo in contatto con loro. Ha curato decine di animali feriti e li ha rimessi in libertà. E poiché le sue doti umane non sono passate inosservate, Joshua è stato anche incaricato di guidare le spedizioni, accompagnando ricercatori e fotografi naturalisti in visita da tutto il mondo.
Robin Scholte, membro di un gruppo di fotografi amatoriali provenienti dal Nord Europa che di recente ha visitato la riserva per fotografare i colibrì, ha elogiato la dedizione di Joshua.
“Non parliamo la stessa lingua” afferma Robin, che è olandese. “Ma nonostante la barriera linguistica, la sua passione per la natura traspare tutta”.
Per Azucena Mejía, direttrice della riserva, vedere Joshua trasformarsi in un ambientalista appassionato è la prova del valore del programma con l’UNHCR, che descrive come una vittoria su più fronti, una situazione vantaggiosa per le persone costrette a fuggire, per le piante, gli animali e la società in generale.
“Non ci prendiamo cura solo di questa particolare foresta. Stiamo dando un contributo molto importante a tutta l’umanità” aggiunge.
L’organizzazione ambientalista Rainforest Alliance ha descritto il Guatemala come un “hotspot di biodiversità”. Il suo territorio, relativamente piccolo, è ricco di terreni e microclimi diversi, tra cui altipiani montuosi, calde regioni costiere e foreste tropicali che ospitano una sorprendente varietà di flora e di fauna. Ma i cambiamenti climatici, gli incendi boschivi, il degrado del territorio legato al narcotraffico e la cattiva gestione del terreno hanno portato a quelli che l’organizzazione descrive come “livelli devastanti di deforestazione”.
Anche le foreste protette, come quella in cui lavora Joshua, sono minacciate. Secondo uno studio condotto nel 2020 e basato su dati satellitari, oltre 854.000 ettari sono stati deforestati all’interno delle riserve naturali guatemalteche solo tra il 2000 e il 2017.
Per Joshua, lavorare per FUNDAECO significa molto di più di un semplice stipendio, per quanto sia fondamentale per lui e la sua famiglia. È consapevole di avere un ruolo in qualcosa di molto più grande di lui: la lotta per proteggere una risorsa in via di estinzione che, con il cambiamento climatico, non è mai stata così cruciale per il futuro del pianeta.
“Amo la natura” conclude. “E so che quello che faccio è importante non solo per me, ma per il bene di tutti”.
*Il nome è stato modificato e il Paese di origine omesso per motivi di protezione.