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Quando anche le mamme hanno bisogno di aiuto

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Quando anche le mamme hanno bisogno di aiuto

La storia di Svetlana Nel centro di transito gestito da UNHCR e dai suoi partner a Palanca, a poche centinaia di metri dalla frontiera tra Ucraina e Moldavia, ho incontrato Svetlana e i suoi bambini. Svetlana è di Mykolaiv, una città dell’Ucraina dove oggi c’è la guerra. Tre settimane fa, quando una bomba è caduta…
6 Maggio 2022

La storia di Svetlana

Nel centro di transito gestito da UNHCR e dai suoi partner a Palanca, a poche centinaia di metri dalla frontiera tra Ucraina e Moldavia, ho incontrato Svetlana e i suoi bambini.

Svetlana è di Mykolaiv, una città dell’Ucraina dove oggi c’è la guerra. Tre settimane fa, quando una bomba è caduta vicino al palazzo in cui abitano, ha capito di dover andare via. Le pareti della casa hanno iniziato a vibrare e da quel giorno non hanno più smesso per due o tre settimane. Un giorno ha programmato la fuga, riuscendo a prendere il necessario.

Lei e la sua famiglia hanno dormito nel bagno e nel corridoio; Svetlana aveva molta paura per i suoi bambini, una paura che cresceva sempre di più durante la notte: le notti erano ancora più difficili da affrontare perché non era possibile dormire con la sirena. “Uscire per andare a fare la spesa era impossibile e quando provavamo a farlo iniziavano a sparare e dovevamo tornare indietro” – mi ha raccontato Svetlana.

Svetlana ha due figli, Olga di 2 anni e Ilya di 15. Il marito è dovuto rimanere lì. Lei non sa dove andrà adesso, con i suoi figli raggiungerà Chisinau e da lì vedrà dove poter andare. Prima dello scoppio della guerra lavorava presso un grande magazzino di pesce surgelato e adesso vorrebbe ritornare in Ucraina per far ritornare i suoi bambini a scuola e per cercare un lavoro, ma non sa quando la guerra finirà.

I bambini non capiscono la guerra. “La prima volta che abbiamo sentito le sirene stavamo facendo colazione a tavola e abbiamo sentito esplosioni; ho preso i bambini e li ho portati in bagno e ora ogni volta che la bimba sente gli spari vuole chiudersi in bagno o andare in corridoio”.

Ilya, il figlio più grande ha capito ciò che sta succedendo, vedeva la mamma e la sorellina terrorizzate e per questo è contento di essere andato via da lì.

Una volta arrivati al Centro, hanno potuto ricevere un pasto caldo, andare in bagno e Olga ha preso dei giocattoli dalle scatole messe a disposizione. Svetlana, dopo essere stata accompagnata al Centro e dopo aver ricevuto dagli operatori UNHCR tutte le informazioni su come trovare protezione in Moldavia, si sente al sicuro e mi ha ringraziata molto.