Close sites icon close
Search form

Cerca il sito del paese

Profilo paese

Sito paese

Un nuovo inizio, in un altro Paese

Un nuovo inizio, in un altro Paese

Tante persone rifugiate non possono tornare a casa a causa di guerre, violenze e persecuzioni. Nel Paese in cui hanno cercato protezione inizialmente, però, molti vivono in situazioni rischiose o hanno necessità specifiche che non possono ottenere risposta. In questi casi l’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, assiste le persone rifugiate nel reinsediamento in un Paese terzo.
Italia. I rifugiati arrivano a Roma grazie al programma di ricollocazione

Che cos'è il reinsediamento?

Molte persone rifugiate non possono tornare a casa a causa di conflitti, guerre e persecuzioni che continuano a imperversare. Molti vivono anche in situazioni di pericolo o hanno esigenze specifiche che non possono essere soddisfatte nel Paese in cui hanno trovato protezione. In queste circostanze, l’UNHCR aiuta a reinsediare le persone rifugiate in un Paese terzo.


Il reinsediamento è il trasferimento delle persone rifugiate da un Paese d'asilo a un altro Stato, che ha accettato di accoglierle e, in ultima analisi, di concedere loro la residenza permanente.


L’UNHCR è incaricato, in base al proprio Statuto e alle risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, di attuare il reinsediamento come una delle tre soluzioni durevoli. Il reinsediamento è unico nel suo genere, in quanto è l’unica che prevede il trasferimento delle persone rifugiate da un paese di asilo a un paese terzo.


Garantire un’accoglienza e un’integrazione efficaci è vantaggioso sia per la persona rifugiata reinsediata che per il paese ospitante. I governi e le organizzazioni non governative partner offrono servizi per facilitare l’integrazione, come l’orientamento culturale, la formazione linguistica e professionale, oltre a programmi per promuovere l’accesso all’istruzione e al lavoro.

I numeri del reinsediamento e l'impegno dell'Italia

Alla fine del 2025, nel mondo si contavano 41,6 milioni di rifugiati, la maggior parte dei quali ospitati in Paesi a medio e basso reddito, spesso confinanti con le aree di crisi. Per milioni di persone, l'esilio non è una condizione temporanea: circa il 70% dei rifugiati vive in situazioni di esilio prolungato, senza prospettive immediate di una soluzione duratura.

In questo contesto, il reinsediamento e gli altri percorsi di ingresso sicuri e regolari rappresentano strumenti fondamentali per offrire alle persone più vulnerabili una concreta opportunità di ricostruire la propria vita in sicurezza e, allo stesso tempo, per condividere in modo più equo la responsabilità della protezione internazionale tra gli Stati.

L'Italia contribuisce da anni a questo impegno attraverso il Programma Nazionale di Reinsediamento, che dal 2015 ha accolto oltre 3.000 rifugiati, e i Corridoi Umanitari, grazie ai quali dal 2016 più di 6.000 persone sono arrivate nel nostro Paese in modo sicuro. A questi si aggiungono le evacuazioni umanitarie dalla Libia, realizzate in collaborazione con istituzioni e partner della società civile, i corridoi umanitari, i corridoi universitari e il nuovo modello di mobilità lavorativa dei corridoi lavorativi per i rifugiati.

L’UNHCR continua ad impegnarsi affinché sempre più Stati offrano posti per il reinsediamento, soprattutto perché continua a crescere, nel mondo, il numero di rifugiati che hanno bisogno di una soluzione duratura.

Una sfida che cambia la vita, un’accoglienza da costruire insieme

Il reinsediamento è un’ancora di salvezza che offre speranza e protezione alle persone esposte a rischi estremi: rappresenta una soluzione duratura e allo stesso tempo gioca un ruolo cruciale nell’alleviare la pressione sui paesi di primo asilo e nel rafforzamento del quadro generale di protezione.