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UNHCR lancia l’allarme: migliaia di afghani costretti a tornare dal Pakistan verso aree colpite dal terremoto, sempre meno fondi per l’assistenza

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UNHCR lancia l’allarme: migliaia di afghani costretti a tornare dal Pakistan verso aree colpite dal terremoto, sempre meno fondi per l’assistenza

12 Settembre 2025

Questa è una sintesi di quanto dichiarato da Arafat Jamal, Rappresentante dell'UNHCR in Afghanistan – a cui il testo citato può essere attribuito – durante la conferenza stampa odierna al Palais des Nations di Ginevra.

L'UNHCR, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, avverte che in Afghanistan si sta verificando una crisi nella crisi. I ritorni dal Pakistan in condizioni avverse aumentano, proprio verso quelle aree del Paese dove le comunità stanno lottando per riprendersi dal devastante terremoto.

Dall'inizio dell'anno, circa 2,6 milioni di afghani sono tornati dai paesi confinanti, molti di loro non per scelta. Stanno arrivando in un paese devastato dalla povertà e dalla siccità, dove i bisogni umanitari sono già elevati. Alcuni non mettono piede in Afghanistan da decenni, altri sono nati in esilio e ci arrivano per la prima volta.

Con la ripresa dell'attuazione del “Piano di rimpatrio degli stranieri illegali” da parte del Pakistan, dall'aprile scorso sono rientrati più di 554.000 afghani, di cui 143.000 solo nel mese di agosto. Nelle ultime settimane il ritmo è ulteriormente aumentato: solo nella prima settimana di settembre, quasi 100.000 persone hanno attraversato il confine dal Pakistan, mettendo a dura prova le capacità di accoglienza.

Insieme ai suoi partner, l'UNHCR sta fornendo a queste persone assistenza immediata - sostegno in denaro, protezione e altri servizi essenziali - sia ai valichi di frontiera che nelle zone dove stanno facendo ritorno, per aiutare le famiglie a ricostruire le loro vite.

Tuttavia, negli ultimi giorni, l'UNHCR è stato costretto a sospendere temporaneamente le operazioni nei suoi centri di assistenza e distribuzione di denaro in tutto l'Afghanistan, poiché le autorità di fatto hanno impedito alle donne afghane che lavorano per l'ONU di entrare nei complessi delle Nazioni Unite.

Si tratta di un problema che riguarda l'intera ONU, compreso l'UNHCR. Non è possibile assistere le donne senza personale femminile. Ribadiamo il nostro appello affinché queste restrizioni siano immediatamente revocate e si trovi una soluzione urgente.

Nel frattempo, nelle zone colpite dal terremoto, l'UNHCR ha incontrato famiglie che erano appena tornate dal Pakistan prima di perdere nuovamente le loro case. Stiamo distribuendo migliaia di tende e altri articoli di prima necessità, anche in alcune delle località più remote, intensificando al contempo i programmi di protezione già in atto in queste province e l'accertamento di nuovi bisogni.

Alla luce di queste crisi che si aggravano, l'UNHCR continua a esortare il Pakistan a mantenere il suo approccio umanitario di lunga data nei confronti dei rifugiati afghani. Ciò significa estendere il soggiorno legale a coloro che necessitano ancora di protezione internazionale, come ad esempio le persone che correrebbero rischi elevati al loro ritorno.

L'UNHCR è pronto a sostenere il governo pakistano per sviluppare meccanismi pratici per l'identificazione delle persone che necessitano protezione e ad ampliare i canali di migrazione regolamentati per gli afghani.

Esortiamo inoltre i paesi della regione a garantire che qualsiasi ritorno sia volontario, sicuro, dignitoso e sostenibile e che nessuno che necessiti di protezione sia costretto a tornare in un luogo dove i suoi diritti e le sue libertà sono a rischio, o in un paese già al limite della sua capacità di accoglienza.

L'UNHCR continua a essere grato ai governi, alle aziende e ai privati che si sono già mobilitati per sostenere il nostro lavoro in Afghanistan e in tutta la regione. Tuttavia, le nostre risorse si stanno esaurendo rapidamente.

Senza ulteriori finanziamenti, non saremo in grado di garantire assistenza salvavita alle famiglie afghane che affrontano molteplici difficoltà. Alla luce di questi nuovi drammatici eventi abbiamo aggiornato il nostro appello regionale per i rimpatri e chiediamo 258,6 milioni di dollari.