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In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, occorre rinnovare la promessa di sicurezza e dignità per una nuova generazione

Comunicati stampa

In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, occorre rinnovare la promessa di sicurezza e dignità per una nuova generazione

Di Barham Salih, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati
19 giugno 2026
Chad. UN High Commissioner for Refugees at the border in Adre

Domani è la Giornata Mondiale del Rifugiato, un’occasione per rendere omaggio al coraggio e alla determinazione di quasi 42 milioni di persone costrette ad abbandonare i propri paesi a causa della guerra, della violenza e delle persecuzioni.

Ogni giorno i rifugiati contribuiscono alle comunità che li hanno accolti - come lavoratori, studenti, vicini di casa, artisti, atleti, imprenditori e leader. Se ne hanno l’opportunità, ricostruiscono le loro vite e contribuiscono a rafforzare le società che li circondano.

Fuggire dalla propria casa in cerca di sicurezza è una delle scelte più difficili che chiunque possa compiere. Lo so per esperienza personale. Ma sebbene una persona possa, per un certo periodo, essere definita come rifugiata, il fatto di diventare rifugiato non dovrebbe determinare il corso della sua vita.

I rifugiati sono stati costretti ad abbandonare le loro case, ma non dovrebbero mai essere costretti ad abbandonare la loro speranza: quella di un luogo sicuro in cui vivere, dell’opportunità di studiare, della possibilità di un lavoro dignitoso.

Ma la realtà inaccettabile è che oggi milioni di rifugiati si trovano intrappolati nella dipendenza, contando su una quantità sempre più esigua di aiuti per la loro sopravvivenza quotidiana. L’assistenza umanitaria rimane indispensabile e l’UNHCR continuerà a fornire un sostegno salvavita nelle emergenze. L’Agenzia ONU Salva vite umane, ma non può essere il punto di arrivo. Per troppe persone, ciò che inizia come un’emergenza si trasforma in anni - a volte decenni - di attesa.

Questo deve cambiare. I rifugiati hanno bisogno di più che della semplice protezione dal pericolo; hanno bisogno di opportunità per ricostruire le loro vite con dignità. Essere rifugiati dovrebbe essere una condizione temporanea, non un destino per tutta la vita.

Ecco perché ho fissato un obiettivo ambizioso: dimezzare, entro dieci anni, il numero di rifugiati che vivono in una situazione di esilio prolungato e dipendono dall’assistenza umanitaria.

Raggiungere questo obiettivo - concentrandoci sui paesi a basso e medio reddito che ospitano la maggior parte dei rifugiati - migliorerebbe notevolmente la vita di milioni di persone. È così che possiamo passare dalla semplice gestione dello sfollamento alla sua risoluzione.

Questa Giornata Mondiale del Rifugiato segna anche un’altra pietra miliare significativa, non solo per i rifugiati ma per tutti. Settantacinque anni fa, all’indomani della Seconda guerra mondiale, i paesi si sono riuniti e hanno concordato che chiunque fosse costretto a fuggire dalla guerra, dai conflitti o dalle persecuzioni avesse il diritto di cercare sicurezza e protezione. Quella promessa è stata sancita dalla Convenzione sui rifugiati del 1951. 

Oggi il mio messaggio è chiaro: dobbiamo continuare a onorare quella promessa. Finché tutti non saranno al sicuro, nessuno di noi lo sarà. 

Questa non è solo una dichiarazione di solidarietà, ma un invito all’azione. Perché il diritto di cercare sicurezza è stato concepito proprio per momenti come questi, e spetta a tutti noi difenderlo.

Per i quasi 42 milioni di rifugiati presenti oggi in tutto il mondo, quel diritto è stato un’ancora di salvezza: la differenza tra paura e protezione, tra disperazione e speranza, tra vita e morte. 

In occasione di questa Giornata mondiale del rifugiato, rinnoviamo il nostro impegno nei confronti dei rifugiati di tutto il mondo e la promessa di protezione fatta 75 anni fa a favore di tutti.