Close sites icon close
Search form

Cerca il sito del paese

Profilo paese

Sito paese

ETIOPIA, UNHCR: L’Alto Commissario Salih pone l’accento su inclusione e soluzioni per i rifugiati

Comunicati stampa

ETIOPIA, UNHCR: L’Alto Commissario Salih pone l’accento su inclusione e soluzioni per i rifugiati

24 giugno 2026
Ethiopia. UN High Commissioner for Refugees highlights refugee inclusion and resilience during Ethiopia visit for World Refugee Day

In un momento in cui i conflitti e l’instabilità stanno causando nuovi flussi di persone in fuga in tutta la regione, l’Etiopia sta dimostrando che la protezione dei rifugiati e l’inclusione possono andare di pari passo, ha affermato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati Barham Salih al termine della sua prima visita ufficiale nel Paese.

«L’Etiopia sta dimostrando cosa si può ottenere quando la protezione va di pari passo con l’inclusione e le opportunità – non solo per i rifugiati, ma anche per le comunità che li accolgono», ha affermato Salih. «Questa leadership merita un maggiore sostegno internazionale, maggiori investimenti e una maggiore condivisione delle responsabilità».

Durante la missione di cinque giorni, dal 18 al 22 giugno, Salih ha celebrato la Giornata mondiale del rifugiato insieme ai rifugiati e alle comunità ospitanti e ha tenuto colloqui ad alto livello con il governo dell’Etiopia, l’Unione Africana, i partner delle Nazioni Unite, i donatori e il settore privato. Durante la sua permanenza ad Addis Abeba, ha inoltre presieduto un importante incontro tripartito con i governi del Rwanda e della Repubblica Democratica del Congo sul ritorno sicuro, volontario e sostenibile dei rifugiati.

L’Etiopia è uno dei maggiori paesi africani che accolgono rifugiati, con oltre 1,1 milioni di rifugiati e richiedenti asilo. Nonostante le pressioni economiche, gli shock climatici e l’instabilità regionale, il paese continua a offrire sicurezza alle persone in fuga da conflitti, violenze e persecuzioni.

Un momento chiave della visita è stato il lancio della «Makatet Roadmap», un quadro nazionale volto a integrare i rifugiati nei sistemi e nei servizi nazionali. Essa mira ad andare oltre gli aiuti a breve termine, garantendo l’accesso alla documentazione, all’istruzione, all’assistenza sanitaria, al lavoro e ai servizi locali, a beneficio sia dei rifugiati che delle comunità ospitanti. L’Alto Commissario ha affermato che l’iniziativa è strettamente in linea con la visione “50 by 35” dell’UNHCR, volta a dimezzare nei prossimi 10 anni il numero di rifugiati in situazioni protratte e dipendenti dall’assistenza umanitaria, attraverso una maggiore inclusione, l’autosufficienza e soluzioni durature.

«La Roadmap di Makatet è esattamente il tipo di approccio pratico e guidato a livello nazionale di cui il mondo ha maggiormente bisogno», ha affermato Salih. «Riconosce che i rifugiati hanno bisogno di più della semplice sicurezza; hanno bisogno della possibilità di imparare, lavorare e ricostruire le loro vite».

L’Alto Commissario ha trascorso la Giornata mondiale del rifugiato nell’insediamento di Ura, nel Benishangul-Gumuz, vicino al Sudan. Ha incontrato alcune delle 45.000 famiglie giunte dal Sudan dall’inizio del devastante conflitto nel 2023. A Ura, i rifugiati sudanesi appena arrivati vivono a fianco delle comunità ospitanti e hanno accesso a servizi condivisi, tra cui scuole e assistenza sanitaria, a testimonianza dell’approccio etiope delle “soluzioni fin dall’inizio”, che integra lo sviluppo a lungo termine nella risposta alle emergenze non appena i rifugiati arrivano.

Salih ha dialogato con imprenditori rifugiati le cui attività stanno creando posti di lavoro, sostenendo le famiglie e contribuendo all’economia locale a Ura e ad Addis Abeba. «La strada da seguire è chiara», ha affermato Salih. «Con le politiche e il sostegno adeguati, i rifugiati possono passare dalla dipendenza all’autosufficienza, generando crescita e opportunità per l’intera comunità. Questo è il programma Makatet in azione, e una vittoria per tutti».

Nel campo di Jewi – nella regione etiope di Gambella, che ospita quasi 450.000 rifugiati sudsudanesi – l’Alto Commissario ha constatato di persona l’impatto della grave carenza di fondi. Negli ultimi mesi, altre migliaia di persone provenienti dal Sud Sudan hanno cercato rifugio dalle rinnovate violenze nel loro Paese, con previsioni che indicano almeno 100.000 nuovi arrivi a Gambella quest’anno.

«In questo campo c’è un solo medico ogni 70.000 persone. È una situazione inaccettabile e un fallimento morale», ha affermato Salih. «L’assistenza umanitaria continua a salvare vite umane e necessita di un sostegno internazionale costante. Non possiamo permetterci di distogliere lo sguardo».

L’UNHCR, insieme al governo e ai partner, sta fornendo protezione e assistenza vitale a coloro che sono stati costretti a fuggire. Tuttavia, le gravi carenze di fondi limitano la portata e la sostenibilità della risposta.

Durante la sua visita, Salih si è rivolto anche agli Stati membri dell’Unione Africana, sottolineando il legame indissolubile tra pace e sfollamento e la necessità di una cooperazione regionale e internazionale più forte per affrontare le cause alla radice del fenomeno.

Nell’ultimo giorno della sua visita, Salih ha presieduto una riunione ministeriale tripartita di alto livello tra la Repubblica Democratica del Congo, la Repubblica del Rwanda e l’UNHCR, durante la quale ha ribadito l’impegno dell’UNHCR a collaborare con entrambi i governi per sostenere il rimpatrio volontario e sicuro nell’ambito del processo di pace. Le parti hanno firmato un comunicato congiunto per rafforzare il sostegno ai rimpatri volontari, quando le condizioni lo consentano, e al reinserimento dei rifugiati che scelgono di tornare.

«L’esilio è solo un capitolo della vita. I rifugiati non dovrebbero trascorrere decenni in un limbo», ha aggiunto Salih. «Ciò che ho visto nell’ultima settimana in Etiopia dimostra che, con investimenti, sostegno e volontà politica, le soluzioni durature per i rifugiati possono trasformarsi da aspirazione a realtà».

Scarica qui il b-roll per i media