UNHCR: l’Alto Commissario Salih sottolinea il potere delle opportunità per le persone sfollate in Messico, Perù e Venezuela
UNHCR: l’Alto Commissario Salih sottolinea il potere delle opportunità per le persone sfollate in Messico, Perù e Venezuela
L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Barham Salih, ha concluso una visita di sette giorni in Messico, Perù e Venezuela sottolineando la leadership duratura dell’America Latina nella protezione delle persone costrette a fuggire. Forte di una lunga tradizione di solidarietà, la regione ha dimostrato come la protezione possa tradursi in progressi verso l’inclusione, la stabilità e soluzioni concrete, in linea con la visione «50 by 35» dell’UNHCR, l’Agenzia ONU per i rifugiati, volta a ridurre la dipendenza dagli aiuti umanitari.
Portare avanti questi progressi richiederà investimenti costanti, azioni concrete e solide partnership per trasformare la protezione in opportunità – aiutando le persone sfollate, chi torna a casa e le comunità che li ospitano ad accedere a documenti, istruzione e lavoro, a ricostruire le proprie vite e a contribuire alle loro comunità.
«Le persone costrette ad abbandonare le proprie case non lasciano alle spalle le loro speranze, i loro talenti e le loro ambizioni», ha affermato Salih. «Con le giuste opportunità, possono imparare, lavorare, dare il proprio contributo e plasmare il proprio futuro. La nostra responsabilità è quella di contribuire a rendere reali tali opportunità».
In Messico, Salih ha incontrato la ministra dell’Interno Rosa Icela Rodríguez e il ministro degli Esteri Roberto Velasco, accogliendo con favore l’impegno del governo a favore della protezione dei rifugiati e la promozione di «México Integra», una strategia di successo guidata dallo Stato che si basa su oltre un decennio di integrazione dei rifugiati. Ha tenuto un discorso al Senato sulla protezione e l’inclusione dei rifugiati e ha accolto con favore la firma di «The Promise» da parte del capo del governo di Città del Messico, Clara Brugada.
Ad Aguascalientes, ha visitato aziende che impiegano rifugiati e ha parlato con i dipendenti rifugiati di come la cooperazione tra il governo, il settore privato e i rifugiati stia creando nuove opportunità.
In Perù, Salih ha incontrato la presidente Keiko Fujimori per discutere di inclusione, solidarietà continua e soluzioni durature, compreso il ritorno volontario, sicuro e dignitoso in Venezuela. Ha inoltre incontrato il direttore dell’Istituto Nazionale di Statistica e Informatica (INEI) per promuovere la cooperazione in materia di dati come base per politiche e soluzioni, mentre le visite a uno “Spazio di protezione” e a una scuola sostenuta dall’UNHCR hanno messo in luce gli sforzi concreti volti a rafforzare la protezione e l’inclusione.
«L’istruzione non riguarda semplicemente ciò che accade in un’aula. Come ho potuto constatare in Perù, si tratta di fornire ai giovani gli strumenti, la fiducia e l’opportunità di decidere quale sarà il prossimo passo nella loro vita», ha affermato Salih.
In Venezuela, Salih ha incontrato la presidente Delcy Rodríguez, insieme al ministro degli Affari esteri e al viceministro per gli Affari multilaterali, per discutere della ricostruzione post-terremoto, del ritorno e del reinserimento sostenibile dei venezuelani, nonché di una nuova tabella di marcia per la cooperazione.
«Il Venezuela sta vivendo un momento cruciale, con le persone che tornano a casa e le comunità che si stanno ricostruendo dopo i terremoti. Questa tabella di marcia per la cooperazione apre un nuovo capitolo nella nostra collaborazione, rafforzando la protezione e promuovendo soluzioni sostenibili», ha aggiunto Salih.
A La Guaira, lo Stato più duramente colpito dai terremoti del 24 giugno, ha incontrato il governatore e le comunità colpite e si è informato sugli sforzi di ricostruzione, compreso il sostegno dell’UNHCR a un nuovo Centro multiservizi che riunisce programmi sociali e partner umanitari. A Petare, Caracas, ha incontrato Andriuska, una giovane venezuelana recentemente tornata dall’Ecuador e impegnata a ricostruire la propria vita.
«Tornare a casa significa molto più che attraversare un confine. Significa disporre dei documenti, della sicurezza, dei servizi e delle opportunità necessarie per ricostruire una vita con dignità», ha affermato Salih. «La storia di Andriuska ci ricorda che il ritorno non è la fine di un viaggio, ma l’inizio di uno nuovo. Ciò che conta è che le persone abbiano l’opportunità di ricostruire, mettere radici e guardare al futuro con speranza».
«In Messico, Perù e Venezuela ho visto cosa si può ottenere quando la protezione va di pari passo con le opportunità», ha affermato Salih. «Le soluzioni durature richiedono impegno politico, investimenti costanti e partnership che consentano alle persone non solo di trovare sicurezza, ma anche di ricostruire le proprie vite e plasmare il proprio futuro.