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Il sostegno dell’opinione pubblica ai rifugiati rimane stabile dopo 75 anni di protezione garantita dalla Convenzione sui Rifugiati

Comunicati stampa

Il sostegno dell’opinione pubblica ai rifugiati rimane stabile dopo 75 anni di protezione garantita dalla Convenzione sui Rifugiati

Una nuova indagine Ipsos realizzata con l’UNHCR rileva che il sostegno ai rifugiati resta ampio e resiliente nonostante le crescenti incertezze globali: il 66% degli intervistati in 29 Paesi pensa che le persone in fuga da guerre o persecuzioni debbano poter cercare protezione in un altro Paese. In Italia la percentuale sale al 72%, +1% rispetto al 2025.
14 luglio 2026
Etiopia. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati sottolinea l’importanza dell’inclusione e della resilienza dei rifugiati durante la sua visita in Etiopia in occasione della Giornata mondiale dei rifugiati

Il sostegno dell’opinione pubblica nei confronti delle persone rifugiate continua a dimostrarsi notevolmente resiliente nonostante anni di turbolenze politiche, pressioni socioeconomiche nei paesi ospitanti e dibattiti polarizzati sulle migrazioni e sulle relative politiche, secondo una nuova indagine globale realizzata da Ipsos e pubblicata in collaborazione con l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

Il sondaggio mostra che il 66% degli intervistati in 29 Paesi concorda sul fatto che le persone in fuga da guerre o persecuzioni debbano poter cercare protezione in un altro Paese. Si tratta di un calo di appena un punto percentuale rispetto al 2025 e di un dato sostanzialmente in linea con i livelli registrati prima della pandemia.

I risultati indicano che molte persone sostengono il diritto alla protezione per chi è costretto alla fuga, pur mantenendo preoccupazioni riguardo al corretto funzionamento dei sistemi di asilo, alla gestione delle frontiere e all’integrazione.

Non esiste una visione globale univoca sulle persone rifugiate; le opinioni si distribuiscono lungo uno spettro influenzato dalle realtà locali, dalla copertura mediatica, dal dibattito politico e dall’esperienza nazionale. Il sostegno ai rifugiati è risultato più elevato in Svezia e Paesi Bassi (78%), seguiti dalla Spagna (76%). In Italia la percentuale rimane alta, al 72%, in lieve crescita (+1%) rispetto al 2025. Australia, Brasile e Stati Uniti hanno espresso le opinioni più positive sul contributo apportato dalle persone rifugiate alle comunità ospitanti. Alcuni Paesi hanno registrato cambiamenti significativi nel tempo: in Giappone, il sostegno è passato dal 23% nel 2019 al 64% nel 2026, mentre in Francia è salito dal 43% al 68% nello stesso periodo.

“Le persone continuano a sostenere la protezione di chi è costretto alla fuga. Questo non è cambiato in modo significativo”, ha dichiarato Trinh Tu, Managing Director di Ipsos UK. “Tuttavia, molte si interrogano su come la protezione dei rifugiati funzioni nella pratica e sulla correttezza dei sistemi. Queste posizioni vengono di solito presentate come opposte, ma la nostra ricerca suggerisce che spesso coesistono. Il dibattito si sta spostando dalla questione se i rifugiati debbano essere protetti a interrogativi sui sistemi, modalità di attuazione e condivisione delle responsabilità. Comprendere queste preoccupazioni sarà importante per mantenere la fiducia dell’opinione pubblica”.

Il 61% degli intervistati ritiene che molte persone che chiedono protezione internazionale possano essere motivate da opportunità economiche o dall’accesso ai servizi di welfare, piuttosto che da un fondato bisogno di protezione. In Italia, la percentuale è più bassa, al 52%, in calo rispetto al 2025 (54%). Quasi la metà a livello globale (49%) ritiene che le frontiere dovrebbero essere chiuse alle persone rifugiate, mentre in Italia la percentuale è al 44%, in aumento (+4%) rispetto al 2025; il 44% ritiene che le persone rifugiate possano integrarsi con successo nella società, in Italia la percentuale si attesta invece al 48%. Nel nostro Paese, inoltre, il 41% degli intervistati pensa che le persone rifugiate possano portare un contributo positivo contro una media globale del 39%.

I dati mostrano che il sostegno alla protezione delle persone rifugiate e i dubbi sulla fondatezza di alcune richieste di asilo spesso coesistono, piuttosto che rappresentare posizioni contrapposte.

“In un momento in cui conflitti, violenze e persecuzioni continuano a costringere milioni di persone alla fuga e mentre il diritto d’asilo è sempre più oggetto di strumentalizzazioni politiche, è incoraggiante constatare che il sostegno alla protezione dei rifugiati rimanga solido”, ha affermato Dominique Hyde, Direttrice del Dipartimento delle Relazioni Esterne dell’UNHCR. “L’opinione pubblica continua a sostenere, in larga misura, i principi della Convenzione sui Rifugiati adottata tre quarti di secolo fa. Le persone desiderano sistemi di protezione equi ed efficienti, accompagnati da una condivisione delle responsabilità fra paesi. L’UNHCR continua a collaborare con i governi per sostenere sistemi di asilo che siano efficaci e giusti.”

I giovani continuano a esprimere opinioni più positive rispetto alle generazioni più anziane. Quasi la metà degli appartenenti alla Generazione Z (49%) ritiene che i rifugiati possano integrarsi con successo nella società, rispetto al 39% dei Baby Boomers. I giovani mostrano inoltre minore sostegno alla chiusura delle frontiere e minori dubbi sulle motivazioni dei rifugiati. Tuttavia, preoccupazioni riguardanti integrazione, gestione delle frontiere e autenticità delle richieste di asilo sono presenti, in misura diversa, in tutte le fasce d’età.

In un contesto di riduzione dei finanziamenti agli aiuti umanitari, il sondaggio evidenzia che l’opinione pubblica si aspetta una sempre più ampia condivisione delle responsabilità nei confronti dei rifugiati tra governi, istituzioni internazionali, organizzazioni non governative e altri attori. Rispetto al 2025, è aumentata la quota di persone che attribuisce un ruolo maggiore alle ONG (dal 23% al 28%) e ai propri governi nazionali (dal 16% al 20%), mentre è diminuita la quota di coloro che ritengono che la responsabilità principale debba ricadere sui Paesi più ricchi (dal 30% al 21%).

Quando è stato chiesto come rispondere a specifiche situazioni di sfollamento forzato, gli intervistati hanno indicato come priorità l’assistenza umanitaria diretta, insieme all’azione diplomatica e alla protezione temporanea.

I risultati suggeriscono che molte persone vedono la protezione dei rifugiati attraverso una gamma più ampia di risposte rispetto al solo reinsediamento. Allo stesso tempo, il reinsediamento continua a rappresentare uno strumento fondamentale di protezione per le persone rifugiate più vulnerabili.

Nota per i media

  • Ipsos ha intervistato 21.521 adulti in 29 Paesi tra il 24 aprile e l’8 maggio 2026.
  • I risultati rappresentano medie dei Paesi coinvolti nell’indagine e non costituiscono una stima globale ponderata sulla popolazione.
  • La domanda sulle fonti di dubbio è stata posta soltanto agli intervistati che ritengono che molte richieste di protezione internazionale non siano autentiche.
  • La domanda sulle ragioni per cui altre persone esprimono dubbi è stata posta soltanto a coloro che ritengono autentiche le richieste di protezione internazionale.
  • Il Rapporto è disponibile qui: Global Attitudes Towards Refugees - 2026