Il progetto, della durata triennale (2026–2028), è finanziato dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI) 2021–2027 ed è realizzato in partenariato con la Direzione generale per le politiche migratorie e per l’Inserimento sociale e lavorativo dei migranti del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Quest’ultima opera in qualità di Organismo Intermedio per la gestione e l’attuazione degli interventi previsti nell’ambito dell’Obiettivo Specifico 2, Sezione 2.2 “Migrazione Legale e Integrazione” del Programma Nazionale gestito dal Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno.
L’obiettivo del progetto è rispondere ai bisogni di integrazione e di mobilità lavorativa, in particolare sul piano dell’inclusione socio-lavorativa, attraverso un coinvolgimento attivo di istituzioni, società civile e settore privato e promuovendo un modello di governance multilivello.
L’Italia continua a essere uno dei principali paesi di destinazione dei flussi migratori e in particolare di persone bisognose di protezione internazionale. Parallelamente, il paese registra un forte fabbisogno di manodopera, stimato in quasi 4 milioni di posizioni entro il 2028, molte delle quali destinate a lavoratori stranieri. Nonostante questo, la ricerca sull’integrazione socioeconomica dei beneficiari di protezione temporanea e internazionale realizzata da UNHCR nel 2025 evidenzia condizioni di forte vulnerabilità tra le persone rifugiate, con alti livelli di povertà e ostacoli significativi legati a occupazione, lingua, casa, documentazione e accesso al welfare.
Per affrontare queste criticità, l’UNHCR ha sviluppato programmi innovativi basati su un approccio whole-of-society, come Welcome, WelcomeNet e la piattaforma Welcome‑in‑one‑click, che coinvolgono imprese, istituzioni e società civile nell’inclusione lavorativa, o come il programma Spazio Comune che promuove un modello one‑stop‑shop per coordinare servizi territoriali e attori locali nei percorsi di integrazione. L’esperienza maturata attraverso questi programmi mostra la necessità di sistemi di governance più strutturati e reti multi‑stakeholder più solide, per rendere gli interventi replicabili e sostenibili.
Inoltre, in continuità con gli impegni assunti dall’Italia a livello internazionale, negli ultimi anni sono stati sperimentati con successo diversi canali di ingresso sicuri, fino all’avvio dei Corridoi Lavorativi resi possibili dalla Legge 50/2023. Il Protocollo d’Intesa firmato con i Ministeri rilevanti e i principali partner nel 2025 rappresenta un passaggio chiave verso la costruzione di un sistema nazionale dedicato alla mobilità lavorativa dei rifugiati, fondato sulla collaborazione tra ministeri, comuni, imprese e società civile.
Obiettivi
L’obiettivo generale del progetto Fa.Si. è quello di sviluppare un sistema integrato e multilivello che, attraverso una governance strutturata, reti di supporto solide e attività di capacity building mirate possa favorire l’integrazione socio‑lavorativa delle persone beneficiarie di protezione internazionale e temporanea, incluse quelle arrivate attraverso i Corridoi Lavorativi. Allo stesso tempo, il progetto intende promuovere percorsi di mobilità lavorativa sicuri e strutturati, come nel caso dei Corridoi Lavorativi.
Gli obiettivi specifici si sviluppano lungo tre direttrici principali. La prima riguarda la modellizzazione di sistemi locali di governance, attraverso il loro rafforzamento e la creazione di strumenti operativi essenziali — dalle procedure standardizzate ai toolkit e alle piattaforme digitali — con l’intento di consolidare modelli già sperimentati nell’ambito di programmi quali Spazio Comune, Welcome e Corridoi Lavorativi. La seconda area è dedicata alla costruzione e all’ampliamento delle reti di supporto, con un’attenzione particolare al potenziamento della rete delle città che hanno aderito alla Carta per l’Integrazione e alla creazione di nuove partnership tra comuni, imprese, società civile e università; in questo quadro, il progetto mira a promuovere collaborazioni in grado di facilitare percorsi di inserimento occupazionale e di mobilità lavorativa, valorizzando al contempo il programma Welcome, la rete WelcomeNet e l’esperienza maturata nelle iniziative pilota dei Corridoi Lavorativi. La terza area si concentra sulle attività di capacity building, che includono percorsi di formazione rivolti a funzionari, operatori e organizzazioni coinvolte nei processi di inclusione socio-lavorativa e di mobilità lavorativa, la diffusione di Toolkit e dell’approccio one‑stop‑shop, il rafforzamento delle competenze del settore privato nell’inclusione dei rifugiati e la creazione di linee guida e strumenti formativi utili allo scambio di esperienze tra attori nazionali e locali.
Risultati attesi
I risultati attesi riflettono l’ambizione di costruire un sistema stabile, coerente e replicabile. Si punta infatti al rafforzamento e alla standardizzazione della governance, sia a livello locale che nazionale, attraverso procedure condivise e coordinamenti più efficaci tra istituzioni, società civile e settore privato. Un ulteriore risultato atteso riguarda il miglioramento dell’accesso ai servizi integrati offerti dai centri Spazio Comune e dell’efficacia del modello one‑stop‑shop. Parallelamente, il progetto mira all’espansione delle reti multistakeholder, coinvolgendo le città della Carta per l’Integrazione, la rete WelcomeNet, il mondo imprenditoriale, gli enti formativi e le organizzazioni della società civile. Ci si aspetta anche un incremento dei percorsi di inclusione e mobilità lavorativa, sostenuti dallo sviluppo dei Corridoi Lavorativi e dal consolidamento dei maccanismi di coordinamento e delle partnership territoriali. L’intero impianto progettuale dovrebbe tradursi in un significativo miglioramento delle competenze degli operatori e delle amministrazioni coinvolte, nonché delle aziende, contribuendo a una gestione più efficace dei percorsi di inclusione socio-lavorativa. Infine, si prevede una diffusione più ampia di strumenti operativi — come SOP, toolkit, linee guida, database e report — necessari alla replicabilità dei modelli in nuovi territori, con un impatto positivo sulla qualità complessiva dell’accoglienza e dell’inclusione socio-lavorativa, soprattutto per i gruppi più vulnerabili.