UNHCR: la risposta di emergenza deve includere misure volte ad alleviare sofferenze e sovraffollamento nei centri di accoglienza delle isole greche

L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, rivolge un appello affinché si intraprendano azioni urgenti volte a migliorare le condizioni abitative e si assicurino soluzioni rispettose della dignità dei richiedenti asilo presenti nei centri di accoglienza delle isole Egee, anche all’interno del nuovo sito di emergenza sull’isola di Lesbo. 

La struttura di emergenza di Kara Tepe sull'isola di Lesbo, Grecia. © UNHCR/Achilleas Zavallis

L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, rivolge un appello affinché si intraprendano azioni urgenti volte a migliorare le condizioni abitative e si assicurino soluzioni rispettose della dignità dei richiedenti asilo presenti nei centri di accoglienza delle isole Egee, anche all’interno del nuovo sito di emergenza sull’isola di Lesbo.

All’indomani della serie di incendi che hanno devastato il Centro di accoglienza e identificazione di Moria, sull’isola di Lesbo, costringendo circa 12.000 uomini, donne e bambini a rifugiarsi in strada, il Governo greco ha rapidamente mobilitato l’Esercito ellenico e i partner umanitari per allestire una struttura di emergenza utile ad alloggiare quanti rimasti senza riparo. Circa 9.400 richiedenti asilo attualmente vivono all’interno di questo sito gestito dal Governo, allestito nel giro di pochi giorni. Diverse centinaia di persone, tra le più vulnerabili, sono state trasferite presso strutture sicure presenti sull’isola oppure sulla terraferma.

Tutti i partner coinvolti nelle operazioni di risposta sull’isola di Lesbo, comprese organizzazioni non governative nazionali e locali, hanno lavorato senza sosta per assicurare che tutti i richiedenti asilo e i rifugiati ricevano assistenza immediata, alloggi e beni di prima necessità.

L’UNHCR, tuttavia, sottolinea l’urgente necessità di offrire ai richiedenti asilo soluzioni adeguate, considerato che ormai da troppo tempo vivono in condizioni inaccettabili sulle isole Egee.

“Gli eventi verificatisi a Moria rappresentano un campanello d’allarme in merito alla necessità di lunga data di affrontare la precaria situazione di migliaia di persone che si trovano sulle isole e di accelerarne il trasferimento in condizioni sicure e ordinate presso alloggi più adeguati sulla terraferma”, ha dichiarato il Rappresentante dell’UNHCR in Grecia, Philippe Leclerc.

“Ciò che è di fondamentale importanza è assicurare una risposta completa, capace di andare oltre il conseguimento di soluzioni a breve termine. Significa assicurare condizioni di accoglienza adeguate, accesso a procedure di asilo eque e rapide, opportunità di integrazione a quanti è stata formalmente riconosciuta una forma di protezione e completamento in tempi rapidi delle procedure per attuare i rimpatri per quanti non soddisfano i criteri per ottenere protezione internazionale. Se tutti questi aspetti non saranno adeguatamente e prontamente inclusi nella risposta, assisteremo nuovamente a tragedie come quella di Moria”.

L’UNHCR accoglie con favore i progressi compiuti coi trasferimenti continui dalle isole Egee alla terraferma di minori non accompagnati, nonché l’impegno delle autorità a ricollocare, quanto prima, richiedenti asilo e rifugiati formalmente riconosciuti, già autorizzati a lasciare le isole.

L’UNHCR stima che, su tutte le isole, vi sarebbero almeno 4.000 persone, di cui quasi 2.000 a Lesbo, aventi i requisiti per essere trasferite sulla terraferma immediatamente. Il loro trasferimento rappresenterà un passo significativo verso l’obiettivo di decongestionare le strutture di accoglienza presenti sulle isole.

È necessario che gli iter per processare le domande di asilo presentate a Lesbo riprendano, con tutte le tutele procedurali necessarie, così da agevolare parimenti l’attuazione di trasferimenti rapidi e ordinati di altri beneficiari che si trovano sull’isola.

Per supportare le misure di decongestione e accelerare i trasferimenti, è necessario incrementare le capacità di accoglienza sulla terraferma. A tal fine, l’UNHCR si appella alle autorità greche affinché aumentino il numero di posti in accoglienza sulla terraferma col supporto della Commissione Europea.

L’UNHCR, inoltre, rivolge un appello agli Stati europei affinché continuino a sostenere la Grecia, mettendo a disposizione posti per il ricollocamento dei rifugiati titolari di status e dei richiedenti asilo più vulnerabili. Allo stesso modo, l’adozione di politiche e misure che, in Grecia, agevolino nel lungo periodo l’integrazione e l’autosufficienza dei rifugiati formalmente riconosciuti costituisce una priorità.

A Lesbo, le autorità nazionali, col supporto di UNHCR e altri attori umanitari, stanno lavorando per migliorare le condizioni di vita all’interno del nuovo sito di emergenza, risolvendo le criticità legate ad assistenza medica, approvvigionamento idrico, strutture e servizi igienico-sanitari.

Lo screening anti COVID-19 continua per tutti coloro che fanno ingresso nella nuova struttura e, alla data del 24 settembre, sono circa 250 le persone il cui test ha dato esito positivo. A tutte queste, e ai loro familiari, è imposto un periodo di quarantena, secondo quanto disposto dalle autorità sanitarie nazionali. La necessità di assicurare cure mediche continue e opportune nonché accesso a servizi igienico-sanitari e di approvvigionamento idrico adeguati, assume, pertanto, un’importanza ancora più fondamentale.

In risposta al manifestarsi di condizioni climatiche più fredde, l’UNHCR sta pianificando la distribuzione di kit di materiali isolanti e bancali di legno come misura temporanea per le famiglie alloggiate nelle tende.

L’UNHCR è pronta a continuare a supportare la Grecia in questa situazione complessa, eppure gestibile.

Gli appelli dell’Alto Commissariato fanno seguito al lancio del Patto su migrazioni e asilo presentato dalla Commissione Europea, che contiene una serie di proposte legislative in relazione all’approccio dell’UE in materia. L’UNHCR, insieme all’agenzia sorella OIM, ha rivolto un appello all’UE affinché adotti un approccio alle politiche su migrazioni e asilo che sia davvero comune e basato sui principi. Dato il numero relativamente contenuto di nuovi arrivi di rifugiati e migranti in Europa, la situazione è gestibile. Per gli Stati membri dell’UE è il momento di abbandonare l’approccio emergenziale che prevede l’adozione di accordi ad hoc in materia di asilo e migrazioni in Europa per passare a uno comprensivo, coordinato e strutturato capace di rispondere alle criticità poste dai flussi migratori misti, sia in seno sia al di fuori dell’Unione.

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