SALIH, UNHCR: L’Alto Commissario chiede maggiori investimenti in protezione e soluzioni nel Sahel centrale
SALIH, UNHCR: L’Alto Commissario chiede maggiori investimenti in protezione e soluzioni nel Sahel centrale
Al termine di una visita in Mali e in Burkina Faso, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati Barham Salih ha sollecitato maggiori investimenti nella protezione salvavita e in soluzioni promettenti per le persone costrette alla fuga e le comunità che le ospitano in tutto il Sahel centrale.
L’insicurezza rimane la causa principale che costringe alla fuga in Burkina Faso, Mali e Niger. Il numero totale di persone costrette ad abbandonare le proprie case nei tre paesi è quasi raddoppiato dal 2020, raggiungendo i 3,8 milioni di persone al 31 luglio 2026. Di questi, oltre 818.000 sono rifugiati e richiedenti asilo.
I flussi di persone in fuga si stanno estendendo anche oltre il Sahel centrale. A luglio 2026, oltre 460.000 rifugiati e richiedenti asilo in fuga dalle violenze in Burkina Faso avevano cercato rifugio nei paesi confinanti. La Mauritania ospita inoltre circa 169.000 rifugiati maliani, a sottolineare l’impatto regionale più ampio della crisi. In tutto il Sahel, i rifugiati intraprendono anche viaggi pericolosi, spesso insieme ai migranti, verso il Nord Africa e l’Europa.
«Il Sahel centrale è una regione di grande importanza. Non possiamo rimanere indifferenti. Le sfide che si presentano qui – tra cui l’insicurezza, le pressioni climatiche e gli sfollamenti forzati – hanno implicazioni che vanno ben oltre i confini della regione», ha affermato Salih. «Non continuare a impegnarci oggi rischia di creare sfide ben più grandi domani. Ma ciò che spesso manca dai titoli dei giornali è l’opportunità che io ho visto. Molte delle persone che ho incontrato erano concentrate sulla ricostruzione delle loro vite. Con l’accesso all’istruzione e alle opportunità economiche, ciò diventa possibile. Si tratta di soluzioni che stanno prendendo forma, ma che necessitano di investimenti ben oltre la risposta umanitaria per raggiungere una portata significativa».
La posta in gioco è particolarmente alta per i giovani. Più della metà dei rifugiati e dei richiedenti asilo registrati nel Sahel centrale ha meno di 18 anni, eppure solo un terzo dei bambini rifugiati ha accesso alla scuola primaria e secondaria. Senza un maggiore accesso all’istruzione e alle opportunità, lo sfollamento forzato rischia di plasmare un’intera generazione.
A Koro, in Mali, Salih ha osservato la risposta di emergenza dell’UNHCR, l’Agenzia ONU per i rifugiati, in un’area che, a luglio 2026, aveva accolto circa 86.000 rifugiati provenienti dal Burkina Faso. A Timbuctù, dove oltre 40.000 maliani sono tornati dopo anni di esilio, ha incontrato famiglie che stanno lentamente ricostruendo le proprie vite con il sostegno delle autorità, dell’UNHCR e dei partner.
A Kaya, in Burkina Faso, ha visitato iniziative agricole e di connettività in cui l’UNHCR sostiene gli sforzi nazionali volti a rafforzare i mezzi di sussistenza, la resilienza e l’autosufficienza delle persone costrette alla fuga e delle comunità ospitanti. Ha inoltre incontrato rifugiati maliani, ciadiani e mauritani che vivono e lavorano a Ouagadougou.
In tutto il Mali e il Burkina Faso, i governi e le comunità ospitanti hanno dato prova di notevole solidarietà, continuando ad accogliere le persone costrette a fuggire nonostante la notevole pressione sui servizi, sulle infrastrutture e sulle risorse locali.
Il Mali ha mantenuto il suo impegno di lunga data a favore dell’asilo e della protezione internazionale, anche attraverso il riconoscimento prima facie dei rifugiati provenienti dal Burkina Faso e dal Niger. Il Burkina Faso continua a garantire ai rifugiati l’accesso ai diritti fondamentali, tra cui l’istruzione e le opportunità di sostentamento, promuovendone al contempo l’inclusione nei sistemi nazionali di protezione sociale.
Salih ha discusso con i rappresentanti dei governi, i partner umanitari e di sviluppo e i donatori su come consolidare questi sforzi, sottolineando la necessità di un maggiore coinvolgimento delle istituzioni finanziarie internazionali e del settore privato per ampliare la portata delle soluzioni.
«Ciò che mi ha colpito è stato l’impegno dei governi e delle comunità nel proteggere e includere le persone costrette a fuggire, garantendo loro l’accesso ai servizi e alle opportunità insieme alle comunità che li ospitano, anche in circostanze molto difficili», ha affermato Salih. «La stragrande maggioranza dei rifugiati provenienti dal Mali e dal Burkina Faso è ospitata dai paesi confinanti in tutta la regione. Le persone che ho incontrato desiderano le stesse cose che desiderano le persone ovunque: che i propri figli vadano a scuola, lavorino e costruiscano un futuro migliore».
Poiché la risposta dell’UNHCR nel Sahel centrale è finanziata solo al 25%, programmi e servizi fondamentali quali la documentazione, gli alloggi, i mezzi di sussistenza e l’inclusione economica ne risentono mentre i bisogni aumentano. Tuttavia, l’UNHCR rimane presente in tutta la regione, comprese le zone di confine e quelle difficili da raggiungere, collaborando con i governi e le comunità per proteggere e assistere le persone costrette a fuggire e promuovere soluzioni.