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YEMEN, UNHCR: serve urgentemente maggiore assistenza per migliaia di persone in fuga verso Gibuti

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YEMEN, UNHCR: serve urgentemente maggiore assistenza per migliaia di persone in fuga verso Gibuti

Questa è una sintesi delle dichiarazioni rilasciate da Sandrine Desamours, rappresentante dell’UNHCR a Gibuti – alla quale possono essere attribuite le citazioni riportate – durante la conferenza stampa tenutasi oggi al Palais des Nations di Ginevra.
18 settembre 2026
Gibuti. L’aggravarsi del conflitto nello Yemen provoca nuovi flussi di sfollati e l’arrivo di nuovi rifugiati

L’escalation di violenza costringe sempre più famiglie a fuggire dallo Yemen, e quasi 3.000 persone sono arrivate a Gibuti in meno di una settimana, compiendo la pericolosa traversata marittima dello stretto di Bab el-Mandeb.

I rifugiati continuano ad arrivare via mare attraverso Obock, Khor Angar, Moulhoule e Godoria dopo difficili viaggi a bordo di piccole imbarcazioni. Alcuni raccontano di aver dovuto lasciare indietro i propri familiari, e secondo quanto riferito altre migliaia di persone che cercano di lasciare lo Yemen non sono riuscite a fuggire a causa dell’insicurezza e della carenza di carburante per le imbarcazioni, rimanendo così bloccate.

Nei centri di accoglienza di Gibuti, i nuovi arrivati raccontano di aver temuto per la propria vita nello Yemen, dopo essere fuggiti da bombardamenti improvvisi, cannoneggiamenti e sparatorie. Le madri hanno rapidamente radunato i propri figli e tutto ciò che potevano portare con sé prima di dirigersi verso la costa e salire a bordo di piccole imbarcazioni. Più della metà dei rifugiati yemeniti che attraversano il confine verso Gibuti sono donne e bambini.

Molti si trovano ora ad affrontare l’esilio per la seconda volta, dopo essere fuggiti dallo Yemen durante la crisi del 2015 ed esservi tornati quando si sentivano al sicuro, per ritrovarsi ora nuovamente rifugiati.

A Obock, i nuovi arrivati vengono trasferiti dai punti di ingresso costieri al villaggio per rifugiati di Markazi, dove possono essere registrati, ricevere assistenza e accedere ai servizi nazionali. L’UNHCR e i suoi partner stanno lavorando per integrare i nuovi bambini rifugiati nelle scuole del villaggio. Le famiglie gibutiane e la stessa comunità di rifugiati yemeniti hanno continuato ad accogliere i nuovi arrivati, condividendo il poco che hanno. Attualmente circa 270 persone vivono presso famiglie ospitanti.

Tuttavia, la capacità ricettiva sta rapidamente diminuendo. Il villaggio per rifugiati di Markazi era stato progettato per ospitare 5.000 rifugiati; vi vivevano già oltre 2.700 rifugiati yemeniti e 1.500 rifugiati eritrei. Mentre il governo, l’UNHCR e i partner si preparano ad accogliere almeno 10.000 nuovi arrivati, la pressione sui servizi di alloggio, approvvigionamento idrico, servizi igienico-sanitari, assistenza sanitaria e istruzione sta già aumentando. Le strutture scolastiche esistenti non sono in grado di accogliere tutti i bambini appena arrivati, mentre il sovraffollamento potrebbe aumentare il rischio di malattie trasmissibili, tra cui la scabbia e le malattie diarroiche.

L’UNHCR e i suoi partner sono sul campo per fornire alloggi temporanei, trasporti, beni di prima necessità, cibo, acqua e assistenza sanitaria, sostenendo al contempo il governo di Gibuti e l’autorità nazionale per i rifugiati nelle attività di accoglienza, registrazione e protezione.

Gibuti ospita già circa 36.000 rifugiati, provenienti principalmente dalla Somalia e dall’Etiopia, e gli ultimi arrivi dallo Yemen stanno esercitando un’ulteriore pressione su una risposta già al limite delle proprie capacità.

Anche le autorità del Somaliland e del Puntland hanno segnalato un aumento degli arrivi dallo Yemen: rifugiati yemeniti e rifugiati somali rimpatriati. Per ora i numeri rimangono nell’ordine delle centinaia, con i movimenti attualmente limitati dalle condizioni del mare legate al fenomeno El Niño. Tuttavia, si prevede che i movimenti marittimi si fluidifichino a partire da metà ottobre, aumentando la possibilità di ulteriori arrivi qualora l’insicurezza nello Yemen dovesse persistere. L’UNHCR e i suoi partner stanno quindi monitorando attentamente la situazione e preparandosi a un potenziale aumento dei movimenti attraverso il Golfo di Aden.

Nel frattempo, la crisi all’interno dello Yemen si sta aggravando; oltre 100.000 persone sono già state costrette ad abbandonare le proprie case a causa dell’intensificarsi dei combattimenti, in particolare lungo la costa occidentale. Le famiglie sono state sfollate in diverse località, tra cui Al Hodeidah, Ta’iz, Lahj, Aden, Abyan, Marib, Al Dhaleh e Shabwah, mentre l’insicurezza e le limitazioni di accesso rendono sempre più difficile per i partner umanitari raggiungere le persone bisognose. Senza un miglioramento dell’accesso e un sostegno aggiuntivo, è sempre più probabile che si verifichino ulteriori sfollamenti all’interno dello Yemen e oltre i confini.

Ad oggi, l’operazione dell’UNHCR a Gibuti è finanziata solo al 15 per cento, e l’UNHCR necessita urgentemente di circa 5,1 milioni di dollari per garantire che i rifugiati in arrivo dallo Yemen possano accedere alla registrazione, all’accoglienza, alla protezione e ai servizi essenziali. Le nostre operazioni all’interno dello Yemen sono finanziate solo al 18 per cento, e servono urgentemente altri 14 milioni di dollari per fornire alloggi, beni di prima necessità e sostegno alla gestione dei siti alle famiglie appena sfollate.

L’UNHCR chiede un sostegno internazionale urgente per rispondere alle esigenze in rapida crescita delle persone costrette a fuggire all’interno dello Yemen e verso Gibuti. Senza risorse aggiuntive immediate, i sistemi di protezione e assistenza, già al limite, rischiano di essere sopraffatti dal continuo aumento delle persone costrette alla fuga.