L’Alto Commissario ONU per i Rifugiati conclude la visita in Giordania con un appello a mostrare solidarietà durante la crisi innescata dal COVID-19

L’UNHCR continua a rafforzare le misure per prevenire la diffusione del COVID-19 tra la popolazione rifugiata in Giordania e intende mobilitare risorse supplementari da destinare alla risposta nazionale complessiva alla pandemia.

Filippo Grandi, Alto Commissario ONU per i Rifugiati, parla con la stampa fuori dall'ospedale Luzmila ad Amman, Giordania. © UNHCR/Muhammad Kisswany

L’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, continua a rafforzare le misure per prevenire la diffusione del COVID-19 tra la popolazione rifugiata in Giordania e intende mobilitare risorse supplementari da destinare alla risposta nazionale complessiva alla pandemia: lo ha dichiarato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, alla conclusione di una visita di due giorni, il 14 e il 15 settembre, nel Regno hashemita.

L’Alto Commissario ha incontrato alti funzionari di governo, rifugiati e cittadini giordani. La visita è avvenuta in seguito a una recente impennata del numero di contagi da COVID-19 registrati nel Paese, tra cui i primi sei casi confermati tra i siriani che vivono nei due principali campi rifugiati, Za’atari e Azraq.

“Sono grato alla Giordania, uno tra i Paesi che accolgono il maggior numero di rifugiati, per l’ospitalità e gli sforzi incessanti volti a includere i rifugiati nel sistema sanitario e nel piano nazionale di risposta al coronavirus”, ha dichiarato Filippo Grandi. “Esorto i donatori a continuare a mostrare solidarietà nei confronti della Giordania in una fase in cui fronteggia le minacce alla salute e ai mezzi di sussistenza a cui sono esposti parimenti rifugiati e cittadini giordani vulnerabili”.

La Giordania, attualmente, accoglie circa 750.000 rifugiati registrati, di cui oltre 658.000 fuggiti dal conflitto nella vicina Siria.

L’UNHCR lavora in stretto coordinamento col Governo della Giordania per dare supporto nella risposta umanitaria alla pandemia e alle derivanti conseguenze economiche a più lungo termine. L’Agenzia ha assicurato dispositivi di protezione a ospedali e cliniche mediche, distribuito farmaci ai rifugiati e allestito aree per osservare periodi di quarantena nei campi di Zaatari e Azraq.

“Inoltre, ci assicuriamo che tutte le risorse che mobilitiamo per garantire assistenza sanitaria a causa della pandemia possano essere fruibili da tutti, rifugiati e giordani. Il virus non fa distinzioni e nemmeno noi dobbiamo farne”, ha dichiarato Filippo Grandi.

La sostenibilità dei costi dell’assistenza sanitaria continua a rappresentare una criticità per numerosi rifugiati che, spesso, fanno affidamento sull’UNHCR per ricevere le cure di cui hanno bisogno. Nel 2020, oltre un milione di dollari sarà erogato tra i rifugiati nell’ambito del programma dell’UNHCR che prevede assistenza in denaro per cure mediche, e 36.000 rifugiati saranno inviati per la presa in carico negli ospedali per assistenza secondaria e terziaria al costo di 5,2 milioni di dollari. Ciononostante, a causa della carenza di fondi, attualmente sono oltre 2.000 i rifugiati sulla lista di attesa dell’UNHCR per ricevere cure mediche.

L’Alto Commissario ha incontrato rifugiati provenienti da Siria e Sudan in cura gratuitamente presso l’ospedale Luzmila nella capitale Amman, grazie alla cooperazione tra l’UNHCR e i partner incaricati di fornire assistenza sanitaria.

Durante la visita, Filippo Grandi ha incontrato anche studenti rifugiati e locali che beneficiano di borse di studio promosse dall’UNHCR presso il Luminus Technical University College di Amman. In un contesto in cui solo il 3 per cento dei rifugiati di tutto il mondo ha accesso all’istruzione superiore, il Luminus offre corsi di formazione professionale e diplomi ai giovani rifugiati e ai loro coetanei giordani, e, dopo il conseguimento della laurea, si adopera attivamente per trovare la migliore corrispondenza possibile tra le loro competenze e le opportunità lavorative sul mercato.

Quando il conflitto in Siria è ormai entrato nel decimo anno, il 79 per cento dei rifugiati presenti in Giordania vive al di sotto della soglia di povertà e la crisi da coronavirus non ha fatto altro che aggravare tale situazione. Si stima che circa il 17 per cento dei cittadini giordani e un terzo dei rifugiati abbiano perso il lavoro durante la pandemia. Di conseguenza, l’UNHCR sta investendo in programmi di rilancio di opportunità di sussistenza per incoraggiare i rifugiati a divenire autosufficienti e contribuire, in tal modo, a migliorare la situazione economica complessiva del Regno di Giordania.

Dopo la visita in Giordania, Filippo Grandi proseguirà la missione recandosi in Siria.

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