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UNHCR e UNDP sollecitano investimenti costanti per l’Afghanistan che affronta un afflusso di rifugiati che rientrano senza precedenti

Comunicati stampa

UNHCR e UNDP sollecitano investimenti costanti per l’Afghanistan che affronta un afflusso di rifugiati che rientrano senza precedenti

9 luglio 2026
Afghanistan. UNHCR-supported carpet weaving centre creates livelihood opportunities for women

KABUL – L’amministratore del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) Alexander De Croo e l’Alto Commissario ONU per i Rifugiati (UNHCR) Barham Salih hanno esortato la comunità internazionale a fornire investimenti urgenti e costanti in Afghanistan, dove uno dei più grandi flussi di ritorno al mondo sta esercitando un’enorme pressione sulle comunità alle prese con povertà estrema, shock climatici e opportunità economiche limitate.

Dal 2023 sono tornati nel Paese oltre 6 milioni di afghani, di cui circa 2,9 milioni nel 2025. Finora, quest’anno, sono già rientrate più di 750.000 persone, mentre se ne prevedono altri 2,5 milioni entro la fine del 2026.

Entrambi i leader hanno esortato i partner internazionali a non voltare le spalle all’Afghanistan, avvertendo che i tagli agli aiuti e il calo dell’attenzione internazionale rischiano di aggravare la povertà, alimentare ulteriori sfollamenti e minare i fragili progressi compiuti.

L’appello è stato lanciato al termine di una missione congiunta in Afghanistan, durante la quale i due leader delle Nazioni Unite hanno incontrato le autorità de facto e visitato le attività sostenute dall’ONU a Mazar-e-Sharif, dove hanno potuto constatare di persona sia le immense pressioni a cui sono sottoposte le comunità sia l’impatto che un sostegno internazionale costante può avere. La missione ha sottolineato l’impegno congiunto delle Nazioni Unite nel soddisfare le esigenze umanitarie e di protezione urgenti, contribuendo al contempo a gettare le basi per una ripresa a lungo termine, la stabilità e un reinserimento duraturo.

«Sebbene i bisogni in tutto l’Afghanistan rimangano enormi, abbiamo una finestra di opportunità cruciale per aiutare le comunità a tracciare un percorso oltre la crisi», ha affermato Alexander De Croo, amministratore di UNDP. «Per le persone che stanno tornando a casa, questa non è la fine di un viaggio; è l’inizio di uno nuovo. Le persone hanno bisogno di lavoro. Hanno bisogno di accedere ai servizi di base. Hanno bisogno dell’opportunità di ricostruire le proprie vite. Questi investimenti stanno già dando risultati, e la comunità internazionale può ampliare questo sostegno fondamentale. In questo modo, le persone che tornano a casa diventano catalizzatori della ripresa e di una sicurezza duratura».

La visita ha messo in luce l’impatto dei programmi esistenti sostenuti dall’ONU, tra cui i servizi di protezione, il sostegno all’identità legale, i mezzi di sussistenza, l’assistenza psicosociale, i servizi comunitari di base e l’accesso ai finanziamenti che aiutano le piccole imprese a crescere e a creare posti di lavoro, in particolare per le donne e i giovani.

I due responsabili delle Nazioni Unite hanno inoltre sottolineato i nuovi sforzi congiunti volti ad ampliare l’accesso alla documentazione di identità legale, essenziale per accedere ai servizi, alle opportunità economiche e al reinserimento a lungo termine. Dopo anni trascorsi fuori dal Paese, meno della metà degli afghani che fanno ritorno possiede documenti che li legano all’Afghanistan.

Attraverso i loro mandati complementari, l’UNHCR e l’UNDP sostengono ci torna dall’accoglienza e dalla protezione alla frontiera fino al reinserimento, al sostentamento, alla coesione sociale e alla ripresa economica nelle comunità in cui si stabiliscono.

«Quasi metà della popolazione necessita di aiuti umanitari e, con il ritorno previsto di altri milioni di afghani, le comunità locali sono sottoposte a una forte pressione. Le persone hanno bisogno del nostro sostegno ora”, ha affermato Barham Salih. “Ma soddisfare i bisogni immediati è solo una parte della soluzione. La ripresa a lungo termine dell’Afghanistan dipende dal fatto che tutti gli afghani abbiano l’opportunità di contribuire al futuro del proprio Paese. Protezione, opportunità e dignità devono andare di pari passo, in particolare per le donne e le ragazze. L’UNHCR continuerà a collaborare con l’Afghanistan e i suoi Paesi vicini per promuovere condizioni di ritorno sicure, volontarie e dignitose”.

Durante gli incontri con alti funzionari delle autorità de facto, i due vertici delle Nazioni Unite hanno sollecitato la piena partecipazione delle donne alla vita sociale ed economica dell’Afghanistan e il rispetto dei diritti fondamentali di donne e ragazze. Hanno sottolineato che le donne e le ragazze sono indispensabili per la resilienza delle famiglie, la stabilità delle comunità e la ripresa a lungo termine del Paese. Hanno inoltre ribadito l’imperativo che le operatrici umanitarie possano raggiungere e assistere le donne e le ragazze, comprese le donne rientrate, nell’ambito della risposta umanitaria.

L’Afghanistan rimane una delle economie più fragili al mondo. Fortemente dipendente dall’agricoltura, il Paese è gravemente esposto all’impatto dei cambiamenti climatici. Le persone rientrate recentemente sono tra i più vulnerabili: il 92 per cento di loro non è in grado di soddisfare i propri bisogni primari. Nelle province che accolgono un gran numero di persone rientrate, solo il 3 per cento ha un’occupazione formale, mentre il 78 per cento fa affidamento sul lavoro occasionale.

Molti arrivano con notevoli esigenze di protezione e risorse limitate. Garantire l’accesso a documenti di identità legali, servizi essenziali, mezzi di sussistenza e sostegno comunitario sarà fondamentale per aiutarli a ricostruire le proprie vite con dignità e contribuire alla ripresa a lungo termine dell’Afghanistan.